Andrea Lisuzzo: "Continuerò a difendere i colori nerazzurri. Che emozione il saluto dell'Arena"

24.09.2018 18:00 di Marco Pieracci Twitter:    Vedi letture
Andrea Lisuzzo
Andrea Lisuzzo

Appese le scarpette al chiodo, per Andrea Lisuzzo è cominciata una nuova esperienza come allenatore della formazione Under 15 nerazzurra, della quale il Sindaco parla nella lunga intervista rilasciata a Il Tirreno"Non è mai facile smettere di fare un lavoro. Ho iniziato a giocare a calcio da piccolino in strada, so dire anche l’anno: 1987, fate un po’ i conti. Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo molti giocatori si soffermano a pensare, qualcuno cade in depressione post-carriera da calciatore. Io non ho patito tanto il passaggio perché mi sono tuffato subito a capofitto in una nuova avventura. La mia volontà era quella di allenare e ho subito trovato un accordo con la società. Ho scelto di allenare i 2004 perché mi piacciono le sfide e, nell’ottica di un progetto triennale, mi piacerebbe portare questi ragazzi quasi a ridosso della prima squadra. Fino al primo giorno non avevo idea di cosa fosse allenare. È un qualcosa di inimmaginabile, può dare tanto e credo sia fatto per me: vado avanti per la mia strada. Il saluto dell'Arena è  stato molto emozionante. Non l’ho visto come un premio, si trattava di una persona che ha dato tanto alla causa e ha salutato il suo pubblico. Quando due persone se le danno di santa ragione e poi si capisce che c’è amore e stima, senza ombra di dubbio queste due persone vanno d’accordo. Io personifico il pubblico pisano, la curva, i gruppi organizzati. È vero che l’inizio non è stato facile, ma ciò che conta è come finisce… ed è finita bene. Continuerò a difendere i colori nerazzurri in altre vesti, magari meno sotto la luce dei riflettori. I ragazzi sono in un’età particolare, il gruppo non è omogeneo a livello strutturale e di accrescimento fisico, bisogna stare attenti all’organizzazione e ai carichi di lavoro. Ci sono problematiche diverse e il morbo di Schlatter è la più diffusa. Ho trovato un gruppo di ragazzi educati e determinati, non mollano mai e mi seguono. Ho sempre vissuto gli spogliatoi in maniera intensa, il gruppo può essere un fattore in grado di far vincere le partite. I ragazzi mi seguono, sto cercando di conoscerli meglio, di instaurare un rapporto con loro e di dargli delle regole. È importante avere cura, non solo di se stessi, ma anche delle altre persone, degli oggetti e delle strutture. Al termine dell’allenamento e quando si gioca fuori casa i ragazzi puliscono lo spogliatoio. Cerchiamo di ispirarci agli esempi positivi, ad esempio il Giappone. Quando decido di fare una cosa, devo farla bene, con il massimo dell’impegno e della dedizione: do l’esempio con il fa. Il mio calcio è utopico, va al di là degli schemi. Io parlo di geometrie, occupazione degli spazi. E il risultato non mi interessa. La cosa più importante non è vincere, ma avere dei valori e crescere, sia a livello calcistico che, soprattutto, umano".