Pistoiese, nel segno di Melani

10.10.2018 16:00 di Andrea Chiavacci Twitter:   articolo letto 719 volte
La Pistoiese 1980-81 in A
La Pistoiese 1980-81 in A

La Pistoiese ha vissuto un po' sulle montagne russe, trovando il suo apice alla fine degli anni settanta, colorando un po' anche la penisola d'arancione, colore scelto proprio per le affinità con l'Olanda. Il presidente che ha segnato la storia del calcio a Pistoia è stato Marcello Melani, a cui oggi è intitolato lo stadio. Una sola stagione in A nel 1980-81 con il mitico Luis Silvio Danuello, ma anche campioni veri come Lippi, Bellugi e Frustalupi. La rinascita negli anni novanta e il ritorno in B. Un altro fallimento e il ritorno in C nel 2014 con Massimo Morgia. 

Le origini. Il calcio nella città delle piante nasce nel 1914 con il F.b.c. Pistoia. Nel 1918 inizia l'attività del F.b.c. Audace e di li a poco matura l'idea di unire le forze. Il 21 aprile 1921 nasce l'Unione Sportiva Pistoiese e ,dopo un torneo in ambito locale, si affilia alla Figc. l'anno seguente. Nel 1923-24 vince la terza divisione toscana sotto la guida del suo ex calciatore ungherese Dezso Koszegy, nome italianizzato in desiderio, passando alla seconda divisione nazionale, la serie B. Il primo successo importante è la coppa Arpinati nel 1927, intitolata al presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, una sorta di coppa Italia su base regionale, paragonabile all'attuale coppa Italia di Lega Pro viste le tante squadre che partecipavano alla prima divisione, e con una fase finale nazionale. La prima fase viene vinta grazie ad un clamoroso 6-0 contro la neonata Fiorentina, dopo il 3-3 dell'andata a Firenze, poi vince la coppa nel girone all'Italiana con Legnano, Triestina e Atalanta. Fondamentali le vittorie sui bergamaschi, con il bomber Barni che segna una doppietta sia nel 2-1 in trasferta che nel 5-3 in casa. Nel 1927-'28 gli arancioni vincono il girone C di prima divisione e passa nella divisione nazionale, la serie A, l'ultima giocata con dei gironi. A fine stagione gioca una gara per l'assegnazione del titolo del campione nazionale di prima divisione, perdendo a Faenza per 3-0 contro l'Atalanta. In divisione nazionale arriva un dodicesimo posto con un altro tecnico ungherese, Emerich Hermann, saranno tanti i magiari alla guida della squadra,  ma non basta per partecipare alla prima serie A con girone unico. Dopo un buon quarto posto nel 1929-'30 la Pistoiese si stabilisce in B fino al 1936 quando perde gli spareggi retrocessione contro SPAL, Foggia e Viareggio. Decisivo il secondo contro i bianconeri che vincono per 2-0 a Lucca. La stagione seguente la società entra in crisi economica e dopo un dodicesimo posto nel girone D di serie C, rinuncia ad iscriversi al campionato 1937-'38 e riparte dalla prima divisione toscana. Nonostante un modesto quinto posto viene riammessa in serie C a completamento organici. La crisi però non finisce e dopo altri due campionati in C la società è sempre  in gravi difficoltà ed è presieduta da un commissario Straordinario, Mario Nesi, così nel 1940 si decide di interrompere le attività. La società viene rifondata dopo la fine della guerra ed è ammessa al campionato di serie C di centro sud.

La rinascita dopo la guerra. La Pistoiese riparte nel 1945 e conquista subito un brillante terzo posto nel campionato di serie C centro-sud che vale il ritorno in B. Dopo un sorprendente terzo posto nel girone C di serie B nel 1946-'47 con Arpad Hajos in panchina, che aveva già allenato e bene nel 1929-'30 a Pistoia, la società non può reggere i ritmi del calcio di alto livello. Nel 1948 arriva la retrocessione in C e nel 1951 quella in promozione, dopo lo spareggio perso a Forlì con la Fermana, e l'anno seguente scende sempre più giù fino alla promozione toscana a causa dell'ennesima riforma dei campionati. Dopo tanti alti e bassi e cambi dirigenziali e in panchina la Pistoiese trova stabilità nella stagione 1958-59 con l'avvento del presidente Raffaello Niccolai. La squadra allenata da Tagliasacchi vola, infilando una serie di 21 risultati utili di fila e stravince il campionato di IV serie segnando addirittura 77 reti e subendone appena 24. Nello scontro diretto umilia l'Empoli con un 6-0 che non ammette repliche e suggella il ritorno in serie C dopo 8 anni. Dopo un ottimo campionato d'esordio nel 1959-'60, quinto posto, gli anni sessanta stabilizzano la Pistoiese in serie C per 11 stagioni di fila. La salvezza non è sempre facile e per due volte arriva grazie agli spareggi: Nel 1964 contro la Vis Pesaro e nel 1968 con il Pontedera, con Tagliasacchi  tornato ad allenare la squadra dopo 8 anni. Nel 1968-'69 arriva un positivo nono posto con mister Ugo Pozzan, ex centrocampista del Pisa, ma il decennio si chiude con il ritorno in D la stagione successiva.

L’era Melani. Nel 1971-'72 la squadra arriva a giocarsi lo spareggio per tornare in serie C contro il Montevarchi a Firenze, ma verrà sconfitto per 1-0 dai rossoblu. la svolta arriva dopo il terzo posto nel 1972-'72 quando il presidente Ducceschi cede la società a Marcello Melani, detto "Il faraone" per le sue facoltà economiche e per il numero delle sue aziende.  Melani disse che in pochi anni avrebbe portato la Pistoiese in A, qualcuno lo prese per visionario, ma alla fine ha avuto ragione lui. Inizialmente Melani si interessa solo alla sua società , l'U.S. Valdinievole, e lascia a Pistoia un suo uomo di fiducia, Ezio Giotti. Il Valdinievole disputa la D come la Pistoiese che inizia malissimo la stagione 1973-'74, e si crea un conflitto d'interesse. Melani deve scegliere e sceglie la Pistoiese. La squadra si salva e getta le basi per vincere la serie D nella stagione successiva con mister Dino Ballacci. Sono anni in cui si costruisce il momento d'oro del calcio in arancione, colore di moda in quel periodo visto cosa sta facendo vedere l'Olanda in giro per il mondo. Parte da qui la carriera di Sergio Brio, futuro stopper della Juventus, e finisce quella del grande portiere di Torino e dell'Inter Lido Vieri. Nel 1976-'77  arrivano anche il giovane terzino sinistro  Stefano Di Chiara e quello destro Sergio Borgo, che diventerà per anni la bandiera del club ed il più presente con 265 gettoni e due reti. L'allenatore è Bruno Bolchi, uno che è conosciuto con la fama di difensivista, ma i suoi volano e stravincono il girone B con 54 punti davanti al Parma, segnando 45 reti e subendone appena 16, con un Vieri strepitoso. Davanti Panozzo e soprattutto Gattelli, 12 reti, fanno la differenza, ma è la vittoria del collettivo ed è serie B dopo quasi 30 . La prima stagione tra i cadetti regala una sofferta salvezza, poi  Renzo Riccomini , subentrato a Bolchi,  ritocca la squadra nel 1978-'79 intorno a Nello Saltutti, 12 reti per l'ex ala della Fiorentina. Ci sono il promettente centrocampista offensivo Mirko Paganelli, il mediano Mosti, arrivato dal Pescara, al centravanti Rognoni e soprattutto l'eleganza del numero 10 Mario Frustalupi, uno che avrebbe meritato decisamente di più e comunque ha vinto da protagonista lo scudetto con Inter e Lazio. Vieri perde il posto di titolare in favore del giovane portiere Moscatelli , e il vecchio Lido è un po' un capitano non giocatore.  La squadra lotta per la A e arriva sesta. Nell'estate del 1979 arrivano altri rinforzi soprattutto in difesa, come lo stopper Fabrizio Berni e il libero della Sampdoria Marcello Lippi. è il più regolare e continuo, la Pistoiese perde solo 4 partite e il primo giugno con  un pareggio in casa  per 1-1 contro il Lecce conquista matematicamente la serie A, con un turno d'anticipo. Saltutti segna 9 reti determinanti e dietro la difesa viene blindata, da 38 a 23 reti rispetto alla stagione precedente, davanti a Moscatelli. E' un trionfo, la prima volta in A degli "olandesini" nei campionati a girone unico.

La Serie A e poi il declino. L’allenatore Riccomini se ne va e in panchina per la serie A arriva un duo inedito. Nel ruolo di direttore tecnico c'è Edmondo Fabbri, ad allenare in panchina Lido Vieri, al suo debutto assoluto da allenatore dopo aver appeso i guanti al chiodo a quasi 41 anni. Dopo la chiusura delle frontiere del 1966 torna la possibilità di comprare un calciatore  straniero a testa per ogni club di A. Molti puntano sul mercato sudamericano a cominciare dalla Roma che prende il fuoriclasse dell'Internacional di Porto Alegre Paulo Roberto Falcao o come il Bologna con l'attaccante Eneas. La Pistoiese cerca uno stopper e alcuni dirigenti vanno in Brasile alla ricerca di un giocatore del Ponte Preta, Luis Silvio Danuello. Sembra che l'allenatore in seconda Giuseppe Malavasi cerca un numero 5, che in Brasile non è uno stopper ma un "volante", proprio come Falcao. Le leggende su quel viaggio sono tante, quasi come quelle di Oronzo Canà quando va a prendere Aristoteles ne "L'allenatore nel pallone".  Si parla spesso di partite organizzate per valorizzare un giocatore e venderlo da parte dei club sudamericani. Luis Silvio Danuello convince i dirigenti e fa il suo esordio alla prima giornata di campionato in Torino-Pistoiese. Sarà meteora, appena 6 presenze, il bidone per antonomasia ma rivalutato negli anni con simpatia e quasi nobilitato come i B-movie degli anni settanta. Sembra che in quella stagione si sia messo a vendere il Borghetti allo stadio di Pistoia, ma siamo sempre sul piano della leggenda. La squadra è rinnovata. In porta dalla Ternana arriva  Poerio Mascella, per  la difesa ,accanto a Lippi e Borgo,  è arrivata l'esperienza dell'ex Inter e Bologna Mauro Bellugi e davanti un signore baffuto che segna sorprendentemente  a raffica: Vito Chimenti, che alla fine segnerà 9 gol. Sorprende il giovane Benedetti, 7 reti a fine anno, il talento discontinuo di Paganelli e la visione di gioco di Andrea Agostinelli. La  partenza è ottima e  alla tredicesima giornata quando compie l'impresa di vincere al comunale di Firenze per 2-1 con reti di Rognoni e dell'ex Lazio Badiani, non basta un rigore di Antognoni ai viola. La domenica seguente arriva uno 0-4 con la Roma ma comunque gli arancioni chiudono l'andata sopra la zona retrocessione con 13 punti. Nessuno può immaginare il disastroso girone di ritorno con soli due punti e un malinconico ultimo posto.  La squadra torna mestamente in B e dopo due salvezze sofferte retrocede all’ultima giornata nel campionato 1983-84. Finisce l'era Melani, morto poi nel 2002, e inizia un calvario che porta la società  in C2  e poi al fallimento del 1988. 

Qualche sprazzo di B.  Il rilancio spetta al nuovo presidente Marcello Maltinti e a Sergio Borgo, diventato diesse. Nel 1990-'91 gli arancioni tornano in C2 dopo aver vinto il girone A del Campionato nazionale dilettanti e lo spareggio incrociato con il Russi, 2-0 in Romagna e 0-0 al Comunale. Due anni più tardi arriva la promozione in C1 assieme agli eterni rivali del Prato con Gianfranco Bellotto in panchina. Nel 1994-'95 arriva a sorpresa la serie B con l’allenatore Roberto Clagluna. Protagonisti assoluti l’esperto attaccante Pino Lorenzo  e il giovane portiere Pagotto, decisivo nella finale play.of contro il Fiorenzuola a Bologna, vinto ai calci di rigore. La B è un fuoco di paglia e malgrado ci siano giocatori importanti come Sclosa, Montrone, e il gruppo storico della C la squadra arriva ultima e retrocede. Nel 1998-99 arriva in panchina Andrea Agostinelli, altro grande ex, e la Pistoiese cambia passo. Arriva quarta, trascinata da capitan Bellini in difesa e a centrocampo da Fioretti e Pantano, segnano 8 e 7 reti. In attacco arriva a gennaio Enio Bonaldi dal Livorno che sarà decisivo con 5 reti e poi ai play-off. In semifinale segna al Como, poi Castiglione al ritorno firma il vantaggio prima dell'inutile 1-1 di Tommaso Rocchi. La finale è a Cremona con il Lumezzane. Passano i lombardi con Brizzi, poi Benin e Pelosi ribaltano tutto. E' una promozione con giallo. Il portiere Borghetto viene colpito da un petardo, il Lumezzane fa ricorso. L'estate va avanti a carte bollate, sarà serie B ma con 4 punti di penalizzazione. Agostinelli fa l'impresa salvando la squadra nello spareggio con il Cesena, trascinata da attaccanti esperti come Bizzarri e Baiano. La squadra si salva anche nella stagione seguente, poi retrocede nel 2001-2002. In C va avanti tra alti e bassi fino al fallimento del 2009 quando riparte dall’Eccellenza. Nel 2013-2014 torna tra i professionisti grazie a uno splendido campionato di D con l’amatissimo mister Massimo Morgia e agli investimenti intelligenti dell'attuale presidente Orazio Ferrari. La squadra arancione conquista tre sofferte salvezze, nel 2015-2016 e 2016-2017 grazie soprattutto al ritorno del bomber Corrado Colombo, poi nell’estate 2017 arriva Paolo Indiani. L’ex allenatore del Pontedera punta sui giovani e disputa una buona stagione e centra i playoff allargati. Il cammino però si interrompe al primo turno dopo il clamoroso 5-0 subito in casa della Carrarese. Indiani è stato confermato ma in questa stagione la partenza non è stata delle migliori: due punti in quattro partite con 8 gol fatti e ben 11 subiti. L’obiettivo è conquistare la salvezza e mantenere la trasparenza dei bilanci.