Pisa Mondiale, l'urlo di schizzo

06.06.2014 13:00 di Andrea Chiavacci   Vedi letture
Fonte: Almanacchi Panini, un secolo di calcio a Pisa
Pisa Mondiale, l'urlo di schizzo

Inizia oggi la nuova rubrica, che ci accompagnerà per il periodo di Brasile 2014, dove raccontiamo i mondiali di personaggi legati a Pisa e al Pisa.

Partiamo da un giocatore che è cresciuto a Pisa, nato però in provincia di Lucca, e che ha vestito per due stagioni la maglia nerazzurra. E' l'urlo più famoso al mondo dopo quello di Munch, è Marco Tardelli.

Cresce nelle giovanili di uno storico quartiere pisano, il San Martino, e subito si intravedono le sue doti di generosità e di corsa, affinati ad una buona tecnica. l'approdo in nerazzurro avviene da giovanissimo, appena diciottenne, nel 1973. La squadra disputa un campionato di medio-bassa classifica in serie C, e non riesce a riprendersi dopo il periodo d'oro di fine anni 60. L'allenatore Balestri lo fa esordire a mezzora dalla fine di un Pisa-Olbia , al posto di Vinciarelli, dove va in rete il suo grande amico Luca Giannini. Tardelli inizialmente gioca con il numero 2, fa il terzino destro, corre tantissimo; quando agli altri si accende la spia della benzina, lui ha sempre il serbatoio pieno. Segna il suo primo gol da professionista il 6 maggio del 1973 a Empoli, dove i nerazzurri si impongono grazie alla sua rete. La stagione seguente Tardelli è titolare inamovibile e inizia a giocare a sinistra e anche più vicino alla porta, segna 3 reti e nell'estate del 1974 passa in serie B al Como con Pippo Marchioro dove è protagonista di una grande stagione.

Arriva la corte dell'Inter, ma gli argomenti di Boniperti, 950 milioni di motivi, sono più forti e finisce alla Juventus. Inizialmente trova concorrenza  sulla fascia destra con Luciano Spinosi,  ma l'anno seguente  c'è la grande intuizione di Trapattoni che lo sposta a centrocampo. Si aprono le porte della nazionale e della gloria, e qui arriviamo ai mondiali.

La prima avventura è Argentina 78. Il C.T. Enzo Bearzot lancia un gruppo giovane ma di alto livello con un blocco juventino composto da Cabrini, Gentile, Scirea, Causio, Bettega, l'esperto Benetti come incontrista,  Dino Zoff tra i pali e il giovanissimo Paolo Rossi capocannoniere con il Vicenza. Gli azzurri sorprendono tutti e Tardelli disputa un ottimo Mondiale. Lo vince l'Argentina, che vive il momento della sanguinosa dittatura di Videla, in finale con l'Olanda orfana di Crujiff. Italia quarta ma orgogliosa di aver battuto i padroni di casa e campioni del mondo, nel girone eliminatorio.

Il Tardelli che si presenta a Spagna '82 è invece un campione affermato e plurivittorioso in Italia con la Juventus. Il blocco è sempre quello della Juve, senza Bettega infortunato e Benetti che ha smesso di giocare, più Antognoni, Conti, il maratoneta Oriali e Collovati, e poi zio baffo Bergomi.

Le polemiche però sono roventi. L'Italia è oggetto di critica fin dalla partenza, soprattutto Bearzot che non convoca Beccalossi e per questo da pure uno schiaffo ad una fans dell'interista che lo stava insultando. La stampa è durissima e qualcuno fa illazioni pesanti. C'è chi parla anche di combine per l'1-1 tra Italia e Camerun. Pure l'allora vice presidente della Figc Mataresse attacca Bearzot e gli azzurri. La nazionale fa quadrato e sceglie il silenzio stampa. Parla solo Zoff,  Ma parla soprattutto parla  il campo.

 Tardelli segna il gol più importante, quello che sblocca Italia-Argentina e di li in poi sarà una cavalcata, passando dal 3-2 al Brasile e al 2-0 alla Polonia firmato pablito Rossi che veniva dato per finito poche ore prima,  fino all'urlo della finale contro la Germania Ovest. Un sinistro bellissimo, quasi da terra, dopo un azione prolungata con Bergomi e Scirea. Campioni del Mondo.

Il numero 14, anche se credo l'abbinamento sia casuale, riporta a  Crujiff e al calcio totale olandese, di cui Marco è l'interprete italiano più importante visto che può ricoprire più ruoli in campo.

A Messico 86' Bearzot lo porta forse per gratitudine, ma non gioca mai. Ormai logoro dopo aver vinto tutto anche in Europa con la Juventus e dopo una brutta stagione all'Inter, chiude definitivamente con la nazionale con 79 presenze e 6 reti. Dopo un altro anno a Milano finisce definitivamente con il calcio giocato al San Gallo in Svizzera, a 34 anni. Per tutti il grande schizzo.