Paolo Giovannini: “Pisa mai realmente in corsa per il primo posto. Adesso è giusto che la società prenda tempo per programmare e pianificare”

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09.06.2018 16:30 di Andrea Martino Twitter:   articolo letto 2967 volte
Paolo Giovannini
Paolo Giovannini

Anno dopo anno il Pontedera ha saputo costruire una propria identità vincente e peculiare nel campionato di Serie C (e prima di Lega Pro). Attraverso una gestione oculata e bilanciata di giocatori Under ed elementi Over, i granata negli anni hanno saputo inanellare salvezze meritate e buone partecipazioni ai playoff. Uno degli architetti di questo progetto è Paolo Giovannini, direttore generale in granata ormai da sei anni e riconosciuto dalla gran parte degli addetti ai lavori come uno dei più attenti e preparati conoscitori del calcio di Serie C.

Giovannini è intervenuto ai nostri microfoni per dirci la sua opinione riguardo alla stagione dei nerazzurri. “E’ stata una vera delusione – esordisce il direttore – un po’ tutti in sede di mercato estivo avevano dato per grande favorita, insieme alle solite note, il Pisa di Giuseppe Corrado. I nerazzurri però non sono mai riusciti a dare l’idea di competere realmente per il primo posto, e questo fondamentalmente è il cruccio più grande di tutta l’annata. Ma se si va a vedere la classifica finale, si può notare che davanti al Pisa siano arrivati il Livorno e il Siena che sono compagini paritarie per gestione, investimenti e blasone. Per cui penso si possa concludere affermando che sia stato un campionato deludente, ma non del tutto da buttare”.

Giovannini non ritiene del tutto corretto indicare nel deficit di carattere e carica agonistica l’unico fattore dell’esito negativo del campionato del Pisa. “Di occasioni gettate al vento ne abbiamo viste parecchie, da parte di tutti - spiega il direttore del Pontedera – basti pensare a tutti i punti che il Livorno si è fatto recuperare perdendo tre partite di fila in casa contro squadre molto meno attrezzate. Io penso che più che l’aspetto psicologico, al Pisa durante il campionato siano mancate delle certezze tecniche e tattiche. Quando in pochi mesi si cambiano quasi sempre le formazioni titolari e si adottano svariati moduli per affrontare le partite, è normale che nei giocatori nasca un po’ di insicurezza e di paura di sbagliare”. Giovannini però sottolinea la grande passione ed il forte desiderio di migliorare i risultati che sono stati alla base del lavoro della società. “Non voglio dire che la dirigenza del Pisa ha sbagliato ad alternare tre allenatori. Lo hanno fatto in totale buonafede, spinti dalla voglia di sovvertire le sorti del campionato e perché erano fermamente convinti, giustamente, di avere tutte le possibilità per recuperare il ritardo sulle prime. Credo che la passione dimostrata dalla società sia soltanto da elogiare”.

Qualità di una rosa che sembravano essere venute definitivamente alla luce proprio con la vittoria interna sul Pontedera del 21 aprile. “Quella sera riconobbi senza troppi giri di parole la grande superiorità dell’avversario – spiega Giovannini – avevamo preparato la partita molto bene, studiando tutte le armi tecniche e tattiche a disposizione del Pisa. Ma poi sul rettangolo verde riuscirono a surclassarci in ogni fase di gioco. Vidi delle combinazioni sulle due catene esterne che a fatica si riescono a vedere in Serie B. Un po’ tutti quella sera pensammo che i nerazzurri avrebbero potuto disputare dei grandi playoff”.

Il direttore granata fa una fotografia ben precisa del momento attuale di apparente stallo del Pisa Sporting Club. “Spendere tanto non è mai sinonimo di successo. Ce lo hanno insegnato negli anni i vari Benevento, Lecce, Catania, Foggia, Alessandria, Cremonese. Per uscire dalla Serie C non bastano soltanto i soldi, anche perché facendo il ragionamento inverso il mio Pontedera non dovrebbe starci in questo campionato (ride, ndr)”. “E’ giusto che adesso la dirigenza nerazzurra si prenda tutto il tempo che vuole per mettere tutti i tasselli al posto giusto – prosegue – perché può partire con un grande vantaggio rispetto alle dirette concorrenti: ci sono molti giocatori di proprietà, e tutti forti. Adesso servono pazienza, lucidità e obiettività per riuscire a pianificare sui giusti binari la prossima stagione. Meglio che si parli all’ambiente una volta che tutti i ragionamenti sono stati fatti e portati a conclusione”.

Paolo Giovannini chiude esprimendo il suo parere sull’utilizzo dei giovani nella stagione che sta per concludersi, spiegando che “gli Under hanno giocato praticamente nelle solite squadre degli anni passati. Con la regola dei 14 Over e dei giocatori bandiera è ovvio che sia difficile vedere più di tre giovani in campo. Considerando l’allargamento dei playoff è ancora più complicato proseguire sulla strada della valorizzazione dei giovani invece che spingere su giocatori più esperti”. “Ma tutto questo non deve essere un alibi per chi è alle prime esperienze da professionista – continua – perché il giovane bravo e meritevole gioca anche se davanti a sé ha molti calciatori esperti. E’ giusto che ci siano alcune regole che tutelino gli Under, ma sta anche a loro dimostrare di poter stare nelle categorie che contano. Perché c’è anche l’altro lato della medaglia: chi ha 26 anni non può e non deve sentirsi vecchio, magari con un mutuo sulle spalle e una famiglia a casa a cui portare il pane ogni giorno”.

Giovannini dice infine la sua sulle semifinali playoff che domani decreteranno le finaliste che si giocheranno la Serie B. “La sfida fra SudTirol e Cosenza è molto interessante. Gli altoatesini sono la squadra che più è migliorata durante l’anno, portando avanti con coerenza e organizzazione un progetto molto valido costituito da un bel mix di giovani ed esperti. Dall’altra parte c’è il Cosenza di Piero Braglia, il tecnico con più esperienza, capace di risollevare un ambiente che sembrava destinato ad un’annata anonima. Fra Catania e Siena invece la vincente sarà la favorita d’obbligo in finale. I rossazzurri hanno dalla loro un ambiente straordinario e un parco giocatori molto valido, guidato da un tecnico come Lucarelli che sa trasmettere grinta e furore agonistico. Il Siena invece ha il grande vantaggio di essere guidato dal migliore allenatore del Girone A, Mignani, bravo a rimanere lucido anche nei momenti più difficili della stagione”.