Il doppio ex Giovanni Passiglia: "Mi trema ancora la voce quando ripenso a Pisa"

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20.09.2018 19:00 di Andrea Martino Twitter:    Vedi letture
Il doppio ex Giovanni Passiglia: "Mi trema ancora la voce quando ripenso a Pisa"

Dopo la trafila nel settore giovanile dell'Inter, un giovanissimo Giovanni Passiglia arrivò ad Arezzo nel 2001 per vivere la sua prima stagione da calciatore professionista. Il mediano ha vissuto in amaranto quattro stagioni e mezzo, prima di approdare proprio a Pisa, dove ha scritto una delle pagine più importanti della storia recente nerazzurra sotto la guida di mister Piero Braglia. 100 presenze complessive con l'Arezzo, 60 con il Pisa (è tornato a vestire il nerazzurro nel 2010, nella stagione che è coincisa con il ritorno fra i professionisti dopo il fallimento del 2009), ed un legame fortissimo con le due città che più di altre hanno segnato la sua carriera.

Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per parlare della prossima sfida di campionato fra la squadra di mister D'Angelo e quella di mister Dal Canto, che andrà in scena all'Arena Garibaldi.

"Ad Arezzo sono arrivato bambino e me ne sono andato uomo - spiega con una certa emozione l'ex calciatore - è stata la mia prima esperienza nel calcio professionistico dopo la Primavera dell'Inter. Ho ancora tantissimi amici in città, e spero di aver lasciato un ottimo ricordo sia per la persona che per il tipo di giocatore che ero. Ho sempre cercato di dare tutto me stesso in campo, senza risparmiare neanche una goccia di sudore per la maglia che indossavo". Giovanni Passiglia con l'Arezzo è stato protagonista di due campionati di Serie C e altrettanti di Serie B, nel periodo di maggior successo del club amaranto in epoca recente. "Purtroppo la storia dell'Arezzo e del Pisa per certi versi si somigliano: c'è stata poca fortuna con i presidenti e le proprietà, che hanno garantito una scarsa solidità economica e poca continuità sportiva. Arezzo è una bella città, dove si può investire e fare anche dei buoni affari. Il pubblico allo stadio è numeroso e segue con passione la squadra: mi auguro che l'attuale proprietà riesca finalmente a ridare entusiasmo e risultati, perché è una piazza che merita la Serie B".

L'emozione nella voce di Giovanni Passiglia cresce quando passa a rievocare i ricordi delle annate trascorse con la maglia nerazzurra: "Pisa è Pisa. Mi trema la voce ancora oggi quando ne parlo e quando ripenso a tutte le emozioni vissute in un ambiente pazzesco". Dal campionato vinto con mister Braglia, alla stagione successiva in B e quella nuovamente in Lega Pro al ritorno fra i professionisti nel 2010: "Sono legatissimo ad ogni singola partita giocata con il Pisa. In questa piazza tutto è amplificato, per merito di un pubblico che non ha eguali neanche in Serie B. Spesso purtroppo può sembrare una frase fatta, ma per chi ha avuto la fortuna di vivere tutte le emozioni con la maglia nerazzurra, potendo anche festeggiare risultati importanti, le sensazioni che sa trasmettere l'Arena Garibaldi sono uniche e irripetibili".

Giovanni Passiglia ha seguito, seppur da lontano visto che ormai non fa più parte del mondo del calcio, la costruzione delle due squadre durante il calciomercato estivo, facendosi un'idea ben precisa: "L'Arezzo ha costruito una rosa interessante, che potrà dare fastidio a chiunque. Il Pisa invece è di diritto fra le pretendenti alla vittoria finale. La proprietà ha messo a disposizione di Gemmi delle risorse importanti, che si sono tradotte in una rosa di qualità, ricca di giocatori di categoria e con alcuni elementi sopra la media. Ho incrociato in campo alcuni di questi, e posso dire che i nerazzurri saranno sicuramente protagonisti". "Se lo merita tutta la città - prosegue l'ex mediano - e mi auguro con tutto il cuore che l'attuale proprietà possa rinverdire i fasti del Pisa di Romeo. Visti da fuori danno un'immagine molto buona, e spero che possano far vivere all'ambiente le emozioni di una scalata verso il calcio che conta".

Secondo l'ex centrocampista nerazzurro ed amaranto la strada per avviare questa scalata, partendo con i risultati positivi in Serie C, è una sola: "Ci vogliono carattere e voglia di vincere. L'agonismo in Serie C non può e non deve mai mancare. Il Pisa di mister Braglia scendeva in campo e lo ribaltava dalla rabbia agonistica che esprimeva. Quando il pubblico vede che la squadra è a sua immagine e somiglianza, si esalta ancora di più. Questa unione a Pisa può essere la carta vincente, e mi auguro che quest'anno tutto questo possa diventare realtà".

L'ultimo pensiero dell'ex calciatore è rivolto alla situazione disastrosa del calcio italiano, in particolare alla condizione in cui versano da mesi la Serie B e la Serie C: "E' tutta una barzelletta. Passa veramente la voglia di seguire il calcio, uno sport tanto semplice quanto bello, affascinante ed emozionante". "Avendo fatto parte del sistema per moltissimi anni - sottolinea - posso dire che ci sono troppi interessi dietro a quello che un tifoso medio vede. Circolano troppe persone, a tutti i livelli, che con il calcio ed i valori dello sport non c'entrano niente. E' uno dei motivi per cui sono voluto uscire da questo mondo". "Ogni settimana c'è un colpo di scena, si vive alla giornata. Un professionista come può svolgere al meglio il suo lavoro in questa condizione? Purtroppo in Italia siamo indietro anni luce non soltanto dai campionati d'élite come la Spagna o l'Inghilterra: a livello di organizzazione e progettualità anche l'Islanda ci ha superati". "Qualche giorno fa ho parlato con Simone Calori - conclude - che adesso gioca nella Sangiovannese in Serie D. Domenica avrebbe dovuto affrontare il Prato, ma fino a pochi minuti prima del calcio d'inizio nessuno sapeva se si sarebbe giocato. Alla fine gli avversari non si sono presentati, ed hanno perso il match a tavolino. Questa situazione purtroppo fino a dieci anni fa sarebbe stata un'eccezione, adesso invece è diventata la normalità".