Il doppio ex Gabriel Raimondi: "Pisa è la vetta della montagna che ho scalato. Pontedera ambiente ideale dove apprendere"

13.12.2018 19:00 di Andrea Martino Twitter:    Vedi letture
Gabriel Raimondi
Gabriel Raimondi

Gabriel Raimondi: nome e cognome di un uomo che a Pisa ha scritto la storia, si è forgiato come calciatore ed è entrato di diritto nel mito dei capitani nerazzurri. Non servono altre presentazioni per l'ex difensore argentino che in due differenti fasi della sua carriera ha vestito la maglia del Pisa e ha chiuso il suo percorso nel professionismo a Pontedera. E proprio per presentare la sfida di domenica 16 dicembre lo abbiamo raggiunto telefonicamente per fare una panoramica sul momento delle due formazioni.

"Come ho avuto modo di dire qualche settimana fa, sono fermamente convinto che il Pisa sia una buona squadra", spiega l'ex capitano nerazzurro. "Purtroppo la cavalcata è stata interrotta con il rinvio della gara con la Pro Vercelli: fino a quel momento in campionato la squadra aveva infilato tre vittorie consecutive, quattro se si considera anche il successo in Coppa Italia C. Quello stop ha tolto il ritmo ai nerazzurri". "Subito dopo è arrivato un mese di novembre decisamente negativo - prosegue - nel quale il Pisa ha affrontato alcune dirette concorrenti per i primi posti uscendo sempre con una sconfitta. Questo aspetto è quello che più ha destato dei malumori, perché l'ambiente vorrebbe che il Pisa giocasse alla pari con le prime della classe. Purtroppo attualmente il limite mostrato dalla squadra è proprio questo: giocare bene e vincere con formazioni sulla carta più deboli, come è successo con l'Arzachena ieri, e perdere invece con squadre meglio attrezzate".

Raimondi non fa drammi di questo andamento della squadra, "perché nonostante qualche passaggio a vuoto il Pisa è comunque in una buona posizione di classifica, a sei punti dal primo posto con una partita da recuperare. Il girone è difficile, molte squadre si equivalgono e regna l'equilibrio. Non aiuta puntare il dito e incolpare questo o quello: bisogna prendere il buono e utilizzarlo come benzina per lavorare sui difetti per migliorarli". "Reputo il Pisa un organico che può lottare dal secondo al sesto posto - commenta - per il primo ci sarebbe bisogno di un po' più di qualità e una maggiore continuità, che può essere trovata soltanto con le vittorie. Nella seconda parte della stagione la squadra deve essere brava a fare il salto di qualità e giocare alla pari anche con le rivali per le zone alte della classifica".

L'ex calciatore argentino non ha ascoltato interamente il duro sfogo del presidente Giuseppe Corrado di due giorni fa, e non ha seguito i commenti successivi della tifoseria sui social, "perché sono una persona atipica: non ho account Twitter, Facebook o Instagram". "Ritengo internet un'arma a doppio taglio nel mondo di oggi - spiega - nel calcio fa più danni che altro. Non posso commentare le dichiarazioni del presidente perché non le ho ascoltate interamente, però quando punta il dito contro le voci che corrono sui social mi sento di dargli ragione. Di calcio si parla a voce, ci si confronta personalmente e le proprie opinioni si spiegano agli interlocutori fisicamente: nascondersi dietro alle tastiere è troppo semplice".

Gabriel Raimondi a Pontedera ha concluso la sua carriera professionistica, trovandovi "un ambiente sanissimo". "Anche quest'anno stanno confermando l'ottimo lavoro e la programmazione rigorosa portata avanti dalla società e dallo staff tecnico". "Dal presidente fino al direttore Giovannini, l'intera dirigenza sa bene quali sono i propri incarichi e dove inizia il lavoro del collega. Nel periodo che ho trascorso in granata ho trovato un ambiente piccolo, ma organizzato alla perfezione: dirigenti presenti, ma sempre attenti a non invadere lo spazio dello staff tecnico. Hanno deciso di dare continuità allo straordinario lavoro di mister Indiani affidando la squadra a Maraia, suo storico secondo, e i risultati danno loro ragione". Ciò che più stupisce del Pontedera, senza soluzione di continuità di anno in anno, è la capacità di trovare giovani calciatori in grado di incidere positivamente sul rendimento della squadra, nonostante le prime esperienze nel mondo dei grandi. "In questo è un fenomeno il direttore Giovannini - commenta Raimondi - scegliere fra i giovani non è mai facile. Perché a parità di qualità tecnica, la differenza si vede nella personalità e nel carattere. Può esserci un Under fortissimo tecnicamente ma indietro nella formazione del carattere, ed un altro più debole tecnicamente ma in grado di sopperire con una grande personalità. Sul campo la differenza fra i ragazzi di 19, 20, 21 anni si vede principalmente nella personalità". "E' quindi normale che a Pisa gli Under generalmente facciano più fatica ad affermarsi - prosegue - le pressioni che ci sono sono diverse rispetto a quelle che si trovano a Pontedera. E' così, è un dato di fatto innegabile. Servono intuito e fortuna nella scelta, e tanta pazienza e abilità nel portare avanti un certo tipo di lavoro per mettere gli Under in condizione di incidere".

"Mi chiedete cosa significa Pisa per me?", conclude il capitano della prima stagione in B dopo il fallimento di Anconetani. "Se chiudo gli occhi mi rivedo inginocchiato al centro dell'Arena Garibaldi dopo la vittoria con il Monza. Per me Pisa è questo: la fatica di aver scalato una montagna altissima, e l'euforia di vedere il mondo dall'alto consapevole di avercela fatta. Pisa è il punto più alto della mia carriera, un pezzo di vita che sarà per sempre nel mio cuore. In quei due anni costruimmo una simbiosi fra noi e il pubblico unica: fu merito principalmente della tifoseria. Non ho mai incontrato, né prima né dopo, un amore di quel tipo". "Pontedera invece ha rappresentato una tappa fondamentale per la mia crescita professionale", spiega. "Sapevo che avrei smesso, e in granata ho trovato l'ambiente ideale per imparare cose nuove. E' stata una palestra professionale".

Le ultime parole Raimondi le spende sul match di domenica prossima, nel quale "il Pontedera stranamente arriva con un punto di vantaggio e più entusiasmo del Pisa. Per una volta quindi la pressione non sarà esclusivamente sulle spalle dei giocatori nerazzurri: anche i granata avranno qualcosa da perdere, e sarà quindi una partita più equilibrata di altre viste in passato. Come sempre però sarà il Pisa a fare la partita".