Federico Viviani: “Nell’ultimo campionato troppe pressioni gestite male. D’Angelo è l’uomo giusto”

30.06.2018 13:00 di Andrea Martino Twitter:    Vedi letture
Federico Viviani: “Nell’ultimo campionato troppe pressioni gestite male. D’Angelo è l’uomo giusto”

Originario di Marina di Pisa, Federico Viviani è uno di quei calciatori che, seppur soltanto per un solo episodio, è riuscito ad essere il classico “profeta in patria”. Il 14 febbraio 2009 infatti con un suo colpo di testa spedì in Paradiso il Pisa nel derby contro il Livorno, condannando alla sconfitta gli amaranto in un campionato che, purtroppo per i nerazzurri, si rivelò poi disastroso.

L’ex difensore centrale ci ha raccontato le sue impressioni sull’ultima stagione di Lisuzzo e compagni, e ci ha anche parlato della sua esperienza con il nuovo tecnico dello Sporting Club, Luca D’Angelo.

Tutti ci aspettavamo di più dall’ultima stagione – spiega Viviani – il girone del Pisa con il senno di poi non era trascendentale, e si poteva realmente riuscire ad acciuffare il primo posto finale. Purtroppo però gli errori commessi sono stati tanti, e alla fine dei conti non si è riuscito a rimediarli tutti per ricucire lo strappo sulla vetta”.

L’ex difensore è d’accordo con le critiche mosse verso la scarsa tenuta caratteriale e mentale della rosa: “Uno dei grossi limiti del gruppo nello scorso campionato è stata la forza mentale. I ragazzi non sono mai riusciti a crearsi certezze e trarre forza dagli episodi positivi. Il derby di Livorno è emblematico. Una vittoria avrebbe potuto significare ancora qualcosa di eccezionale, invece il Pisa non è sceso in campo con la determinazione di portare dalla sua parte gli episodi positivi”. L’opinione di Federico Viviani è che in molti, all’interno del gruppo nerazzurro, abbiano risentito della mancanza di esperienza in questi momenti chiave. “E’ vero che nello spogliatoio c’erano elementi del calibro di Lisuzzo, Mannini, Gucher – spiega l’ex nerazzurro - ma contemporaneamente erano presenti anche ragazzi che non avevano mai affrontato le pressioni di un campionato di vertice, e neanche quelle che sa dare l’ambiente di Pisa. In certi frangenti la vicinanza e la spinta della tifoseria possono rivelarsi un’arma a doppio taglio. E infatti spesso nello scorso campionato l’Arena Garibaldi è stata un freno per le ambizioni della squadra”.

Federico Viviani nel corso della sua carriera ha potuto giocare insieme a Riccardo Taddei ed è stato allenato da mister D’Angelo, e ci offre un suo ritratto del nuovo allenatore nerazzurro. “Insieme a Riccardo (Taddei, ndr), che adesso è il secondo del mister, sono stato allenato da D’Angelo ad Alessandria. Ho potuto conoscere un uomo tutto d’un pezzo, schietto, preparatissimo e diretto nei suoi rapporti con i giocatori. In campo non si inventa niente, ed è molto bravo ad adattarsi alle diverse situazioni nell’arco dell’anno. Penso che proprio per queste sue caratteristiche umane, oltre che per quelle tecniche, possa assumersi il ruolo di traino e collante fra la squadra e la tifoseria”.

In chiusura di intervista Viviani ci dà la sua opinione anche sulla situazione delle società in Serie C e sulla possibilità dell’introduzione delle squadre “B”. “Quando giocavo io qualche anno fa in C – commenta – faceva scalpore la notizia che qualche squadra non riuscisse ad iscriversi. Adesso è il contrario: i club in regola e senza problemi sono visti come delle mosche bianche”. “Io credo che questa situazione sia andata peggiorando negli anni – puntualizza l’ex difensore – anche a causa delle assurde regole sull’utilizzo dei giovani imposte dai vertici. Si è alzata tantissimo la competizione e la concorrenza all’interno delle squadre e fra le società, e molte di queste non riescono a sostenere questo confronto e finiscono per indebitarsi. Ci sono sempre meno soldi, e i pochi che ci sono devono essere distribuiti fra tutti i giocatori, che quindi hanno visto diminuire i loro stipendi”.

In Serie C ovviamente non ci sono i compensi che si vedono ai massimi livelli – prosegue Viviani – e di conseguenza se più società iniziano a saltare anche le possibilità di guadagno diminuiscono, e tanti finiscono per accettare stipendi bassissimi pur di portare qualcosa a casa dalle proprie famiglie. Questo sistema deve cambiare, altrimenti il calcio non tornerà mai ai livelli toccati anni fa dall’Italia”. Un cambiamento che potrebbe essere portato dalle squadre “B”, a patto però che venga introdotto dopo un’adeguata fase di studio. “Non si può inserire delle formazioni giovanili in un campionato complesso come la Serie C senza un giusto studio a monte – sottolinea Federico Viviani – i giovani non possono essere mandati allo sbaraglio. Si creerebbe ancora più confusione. Le squadre “B” devono essere uno strumento per far realmente crescere i giovani: si deve parlare di uno strumento costruttivo, e non distruttivo. E’ giusto che venga fatta selezione, ma deve essere portata avanti con consapevolezza. Altrimenti si rischia di bruciare molti ragazzi”.

Viviani chiude l’intervista spiegando che al momento vive “ad Arezzo insieme a mia moglie, con cui lavoro in un’azienda. Ho scelto di lavorare con i giovani perché non mi piaceva l’ambiente che ho trovato nei miei ultimi anni da calciatore nelle società dilettantistiche. Sto portando avanti anche alcuni confronti con alcune società nelle quali ho giocato nel corso della mia carriera, per capire se ci potrà essere qualche possibilità in futuro”.