2 anni fa la promozione in Serie B. Edgar Cani: "Vincemmo contro tutto e tutti, avevamo un carattere pazzesco"

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12.06.2018 09:00 di Andrea Martino Twitter:   articolo letto 3764 volte
2 anni fa la promozione in Serie B. Edgar Cani: "Vincemmo contro tutto e tutti, avevamo un carattere pazzesco"

Sono trascorsi già due anni da quel 12 giugno 2016: una data marchiata a fuoco nella mente e sulla pelle di una città intera, che riuscì a riassaporare il dolce gusto di una vittoria inattesa ma quanto mai meritata al termine di una stagione densa di colpi di scena, sportivi e non. Quella stagione, e soprattutto quella data, non suscita ricordi indelebili soltanto negli sportivi, ma anche in chi quel campionato e quella finale playoff contro il Foggia li visse da assoluto protagonista.

Edgar Cani ha trascorso due stagioni in maglia nerazzurra, collezionando 66 presenze e 8 reti. Una delle quali, pesantissima, nel match di andata all'Arena Garibaldi contro il Foggia. Il bolide mancino che portò la sfida momentaneamente sul 3-2 per i nerazzurri di mister Gattuso contribuì a incanalare la finalissima nella direzione della Toscana, e l'opera fu completata sette giorni dopo in Puglia, in quello che dai tifosi dei "Satanelli" venne ribattezzato "L'inferno dello Zac".

"Più che di inferno parlerei di inciviltà - commenta il "Colosso d'Albania" - tutti hanno negli occhi i 90' disputati allo "Zaccheria", compresi anche i momenti del riscaldamento prepartita e le scene finali, in cui non potemmo festeggiare in campo l'incredibile traguardo raggiunto. Ma in pochi conoscono i retroscena precedenti alla partita". "Di partite importanti, con poste pesanti in palio, nella mia carriera ne ho giocate diverse - prosegue l'ex numero 9 nerazzurro - ma così tanta tensione, nervosismo, esasperazione non ne ho mai visti. Si respirava ostilità ad ogni metro che percorrevamo: dall'uscita dell'albergo fino all'ingresso negli spogliatoi dello stadio fu un continuo di minacce, insulti e pressioni che con lo sport professionistico non hanno niente a che vedere".

"Avevamo un carattere pazzesco - sottolinea Cani - che fortunatamente ci consentì di tramutare tutta quell'ostilità in carica agonistica positiva da riversare sul terreno di gioco. Eravamo un gruppo di uomini prima che di giocatori, capace di mostrare gli attributi in qualsiasi frangente e situazione. Pur entrando in un ambiente tesissimo non ci siamo demoralizzati, non ci siamo lasciati impressionare, e siamo riusciti a condurre in porto un risultato che sia per noi come spogliatoio, sia per la città, ha significato tantissimo". Edgar Cani prosegue nei ricordi di quella magica partita, e di quell'annata eccezionale, rimarcando il rapporto che si era instaurato fra la squadra ed il suo allenatore. "Mister Gattuso era il nostro riferimento per tutto, e noi eravamo capaci di far emergere il meglio da lui. Penso che si sia visto anche nella finale di Foggia - spiega il centravanti albanese - dove per la prima e unica volta nella stagione il mister ci ha accompagnati fisicamente in tutte le fasi del riscaldamento". Un prepartita infuocato, con la tensione già alle stelle. "Sono in pochi a conoscere questo retroscena: il Pisa per il ritiro e la partita aveva assunto una squadra di bodyguard. E nonostante questo quando siamo scesi dal pullman nel piazzale dello stadio siamo stati accolti da persone che non sarebbero dovute essere lì. Alcuni dei ragazzi più giovani, inesperti di queste situazioni, invece che fare blocco unico si sono affrettati verso gli spogliatoi, e sono andati incontro a schiaffi, spintoni e minacce fisiche".

"Quello che successe una volta entrati in campo lo hanno visto tutti - prosegue - fummo costretti a riscaldarci in una piccola porzione di campo, perché era stata messa prima una macchina, e poi la sagoma di un'automobile dalla nostra parte per impedirci di riscaldarci correttamente. Poi vennero aperti gli irrigatori nella nostra metà campo, e dovemmo avvicinarci alla tribuna che iniziò a tirarci di tutto. Ma insieme a mister Gattuso avevamo creato un gruppo pazzesco, che non aveva paura di niente. E una volta iniziata la partita riuscimmo a dimostrare di meritare ampiamente la promozione". Uno spogliatoio, quello della stagione 2015-2016, scelto e voluto proprio dal tecnico calabrese. "Gattuso ci scelse individualmente - commenta Cani - guardando sia all'aspetto tecnico che a quello umano. Noi eravamo lo specchio dell'allenatore, ed i suoi portavoce in campo. Pensavamo esclusivamente ad eseguire le sue indicazioni e rispettare i suoi dettami, e riuscimmo a vincere contro tutto e tutti. Il secondo anno l'abbiamo vissuto perennemente in trincea, sin dall'inizio del ritiro quando è uscita fuori la bomba Petroni. Purtroppo l'arrivo della nuova società ha rimescolato alcune variabili che erano state la nostra bussola fino a gennaio. Ma è una cosa normale, non voglio minimamente addossare alcun demerito della retrocessione alla società. Quando arrivano nuovi datori di lavoro, spesso cambiano molte cose nella gestione e nelle relazioni. Sfortunatamente non siamo riusciti a ritrovare la bussola, e siamo andati incontro alla retrocessione dalla B".

Da spogliatoio a spogliatoio, Cani ci ha mostrato la sua fotografia della stagione nerazzurra conclusa con l'eliminazione dai playoff per mano della Viterbese. "Il Pisa è arrivato terzo in campionato, a pochi punti dal primo posto. Credo che per fare un'analisi della stagione si debba partire da questo dato di fatto, e affermare che l'annata è stata deludente ma non del tutto fallimentare. La squadra aveva dei valori assoluti molto alti, altrimenti non sarebbe arrivata così in alto. L'impressione che ho avuto guardando tutte le partite su internet, però, è che nei momenti decisivi non sia stato messo in campo tutto quello che si aveva. Probabilmente a questo gruppo è mancata un po' di cattiveria, ed i ragazzi non sono riusciti ad annullare le debolezze individuali con il sacrificio e lo spirito di abnegazione. Quando si gioca per vincere, oltre alle qualità tecniche, bisogna dare qualcosa in più anche dal punto di vista umano".

Edgar Cani ha concluso l'intervista esprimendo il suo parere sulla finale playoff del prossimo 16 giugno, e con uno sguardo al suo futuro professionale. "Mi spiace che il Catania non sia riuscito a centrare la finale. Ho giocato in quella piazza meravigliosa, e avrei preferito vedere loro al posto del Siena. I bianconeri però sono un'ottima rosa, viaggiano sulle ali dell'entusiasmo e giocheranno la finale secondo me alla pari con il Cosenza". "Personalmente - conclude il centravanti - mi auguro che la prossima stagione sia un po' più fortunata di quella appena conclusa. Mi sono portato dietro l'infortunio sofferto a Pisa, ed infatti ho dovuto operarmi una seconda volta. Questo mi ha costretto a saltare due terzi del campionato con l'FK Partizani, sono rientrato per gli ultimi due mesi. Mi trovo benissimo qua: la società è giovane, è ambiziosa ed ha molti progetti interessanti. Se non dovessero esserci sorprese, resterò qui anche il prossimo anno".