Teramo-Pisa, il Punto Tecnico

 di Black Dog Twitter:   articolo letto 608 volte
M. Ricci
M. Ricci

Ancora una partenza lanciata, ancora un rallentamento questa volta subito fatale e a quel punto una resistenza a tratti sofferta: così il Pisa ha scritto il pareggio sul campo del Teramo.

PAROLA-CHIAVE: Attesa. Nonostante il vantaggio immediato, i nerazzurri dopo un quarto d’ora aspettano i locali sulla propria tre quarti, pagandone presto dazio. Nel secondo tempo solo in alcuni momenti della partita si ripete tale atteggiamento, forse dovuto alla consapevolezza di non poter fare di più oppure al timore che osando maggiormente si prestasse il fianco ad avversari veloci negli spazi.

L’EPISODIO-SIMBOLO: Ricci che respinge sulla linea al 50’ su azione da corner appena due minuti dopo la deviazione con la gamba d Bacci sempre sulla riga di porta, e sempre su conclusione da calcio d’angolo. Per questione di centimetri il Pisa per la prima volta in questo scorcio di campionato non è andato sotto nel secondo tempo. La seconda rete subìta avrebbe avuto probabilmente conseguenze devastanti contro un avversario già molto carico.

ATTACCO Lores Varela non può fare la seconda punta. Almeno in questo periodo che deve sbocciare ancora il gioco. E in particolar modo con la squadra che ha smesso di dare presto sostegno alle due punte (per di più con un modulo come il 3-5-2 mai adottato). Cani macchinoso ma imprescindibile: Verna segna grazie a un suo movimento e tocco che porta via un paio di avversari. E uscito lui, i nerazzurri dal 79’ praticamente non hanno tenuto su un pallone che fosse uno.

CENTROCAMPO Col 3-5-2 finalmente si è visto Sanseverino fare la mezzala pura come piace a lui, con inserimenti a sostegno delle punte e tentativi in porta. E non è un caso che con tre in mediana sia tornato a segnare anche Verna. Ricci ha fatto legna e un po’ si è perso sulle folate del Teramo, ma regge senza crollare del tutto nel difficile ruolo di centrale che ora sarà di nuovo di Di Tacchio.

DIFESA Schierata per la prima volta a tre ha fatto muro ma ha anche ballato: non si possono creare dal niente automatismi delicati. In più (soprattutto dalla parte di Dicuonzo) c’era il problema degli esterni che in determinati frangenti venivano presi alle spalle con troppa facilità (ma Mannini si è scarificato con grande umiltà e sostanza). Sull’ 1-1 la marcatura a zona per una volta fallisce perché Polverini, Rozzio e Cani provano a colpire di testa la velenosa traiettoria di Amodio.