San Marino-Pisa, il Punto Tecnico

 di Black Dog Twitter:   articolo letto 848 volte
San Marino-Pisa, il Punto Tecnico

UN SQUADRA TROPPO IDENTICA alla brutta copia di quella figlia del deserto tattico provocato nel girone di ritorno da Piero Braglia, un centrocampo appesantito da alcuni interpreti, un attacco avulso dal resto della squadra e che ci mette del suo nel fare confusione:  questo ha narrato San Marino-Pisa.

AUTOMATICHE Sono le disposizioni tattiche del nuovo allenatore Giuseppe Pillon. Avendo visto una sola partita e con soltanto quarantottore si è affidato ai giocatori, ai quali piace il 4-3-3. Modulo però che la squadra adotta allungandosi a dismisura e giocando troppo la palla sull’uomo e poco negli spazi. Niente filtranti rasoterra in velocità perché mancano gli schemi, né lanci lunghi perché mancano le punte adatte. E il tridente invece di allargare le difese avversarie intasa ulteriormente gli spazi, anche quando salgono i terzini.

STATICHE  Sono le punte nerazzurre, comunque troppo alte. Floriano con la manovra statica salta l’uomo, è vero, ma raramente trova tempi e misura degli appoggi, finendo con consegnare spesso la palla all’avversario. Frediani sta ancora palesando quelle carenze di personalità che ne hanno minato la stagione. Arrighini è ormai un caso, nell’ultimo mese non gli riesce più la cosa giusta perché non può giocare né all’ala né punta unica (posizione, quest’ultima, dove spalle alla porta viene picchiato scientificamente dagli avversari). Arma trasmette ancora un minimo di vivacità, ma dopo l’infortunio che lo costrinse a saltare Pontedera è ancora più legnoso. Napoli invece al momento appare non avere la forma di uno che può scendere in campo, ma che deve recuperarla esclusivamente con gli allenamenti.

PROBLEMATICHE ’Sono quelle rappresentate dalla questione Iori, da risolvere in fretta. Braglia si è affidato quasi sempre a lui, prima a ragione, poi legandoselo al collo come una pietra. In un centrocampo così l’ex del Torino e del Livorno rallenta l’azione, va in affanno al momento di concludere e mette in difficoltà anche i compagni di reparto, costretti a un lavoro maggiormente affannoso. In primis Morrone, costretto al vorrei (sganciarsi e pressare alto) ma non  posso (deve coprire). Uno tra lui e Iori è di troppo se la squadra vuole cominciare ad avere un ritmo diverso. E  a dare più spazio a un elemento non rapidissimo ma che garantisce più costanza di rendimento. E’ Misuraca, a San Marino uno dei pochi a salvarsi per come ha tenuto il campo. Altro elemento che Braglia aveva inspiegabilmente messo di nuovo da parte: ultima da titolare a Gubbio, dove avviò l’azione della rete e risultò il migliore di un trio di mediana dove Iori e Morrone palesarono i consueti affanni nel recupero palla.