Pontedera-Pisa, il Punto Tecnico

 di Black Dog Twitter:   articolo letto 1009 volte
Pontedera-Pisa, il Punto Tecnico

L’IRRINUNCIABILITA’ DI ARMA ANCHE IN FASE di costruzione, la congenita lentezza del centrocampo, una difesa che sa soffrire in trincea: questo ha narrato Pontedera-Pisa.

APPOGGIO E’ quello che garantisce Arma alla manovra dei nerazzurri, e quando lui non c’è l’attacco diventa ancor più del solito un pezzo di squadra scollato dal resto. Anche nelle giornate di scarsa vena in area, il marocchino è utile per la sua capacità di giocare spalle alla porta e soprattutto di accorciare in continuazione a garantire l’appoggio a centrocampo. In rosa non c’è nessuno come lui e Arrighini punta centrale di un tridente è stato mandato al massacro contro il suo ex-capitano Vettori, che gli ha riservato un trattamento vecchia scuola: ogni scatto una spinta o una botta, tanto per far capire che non era aria. Quando pi si è passati al 3-5-2, Finocchio e Napoli hanno dimostrato di non poter svolgere il ruolo di punta di riferimento che sostiene l’azione. Sono entrambi arruffoni, che è la loro forza ma anche un limite quando la squadra ha già troppe pedine fuori ruolo.

SOLFEGGIO E’ quel che fa il centrocampo del Pisa, cambiato per l’ennesima volta alla ricerca di una quadra attesa che manca da tutto il girone di ritorno. Invece di suonare uno spartito preciso e con un buon ritmo, l’idea è che si provino tutte le note della scala in attesa dell’acuto giusto. Ma Iori è un direttore d’orchestra dal braccio lento, Caponi e Mandorlini i due suonatori di giornata ai quali è stato cambiato lo strumento. Risultato, niente idee per sviluppare in verticale l’azione (o fiondarsi senza palla in area) e poco fiato per rincorrere gli avversari, lasciando esposta la difesa (vedi l’inserimento di Settembrini nel finale).

PUNTELLO E’ quel che garantisce la difesa, sebbene tra sbandamenti e distrazioni che, come un virus, i suoi componenti sembrano trasmettersi l’un l’altro (col Savona era stato Lisuzzo a commettere leggerezze che potevano costare caro, questa volta il ruolo dello sbadato è toccato a Sini al 75’ con Cesaretti che ha costretto Pelagotti alla deviazione). Poco protetto dalla mediana e mai aiutato dai rientri delle ali finché si è giocato col 4-3-3, il reparto ha sfoderato una coraggiosa e tosta prova con tanti duelli uno contro uno sui tagliatissimi lanci lunghi o gli inserimenti da tutte le parti dei mediani locali. In tale contesto, Rozzio ha forse definitivamente dimostrato di essere irrinunciabile: ha grande fisico e soprattutto è il più agile di tutti nel porre rimedio a improvvisi buchi, sostenuto da una condizione che nessun altro elemento difensivo ha. Sembra assurdo per un appuntamento partita da vincere a tutti i costi, ma contro l’Ascoli la capacità di rimanere in partita della difesa potrebbe essere la pietra angolare sulla quale basare una strategia di paziente attesa del momento in cui colpire duro l’avversario.