Pisa-San Marino, il Punto Tecnico

 di Black Dog Twitter:   articolo letto 1231 volte
Lisuzzo in azione
Lisuzzo in azione

LA TRASCINANTE VOGLIA DI VINCERE di chi ha alle spalle campionati superiori alla Lega Pro (Morrone in primis), un ulteriore affinamento degli schemi pericolosi su palle inattive, la lentezza di una manovra che non arriva mai sul fondo: questo ha narrato Pisa-San Marino.

ESEMPIO E’ quello che danno i giocatori più esperti quando le lancette dell’orologio nel secondo tempo cominciano a scorrere più veloci. Chiedendo palla per tenerla qualche istante di più con grossi rischi, vedi uno Iori meno pulito del solito nel tocco (ma così in grado di far salire una squadra che nel primo tempo partiva tropo da lontano) oppure un Morrone che chiama il passaggio sulle trequarti per poi andare a spasso aspettando uno che salga dalle fasce (molte le sbracciate in questo senso a scuotere Pellegrini). Senza trascurare Lisuzzo, decisivo nel tackle su La Mantia nel finale (vale un goal fatto),  regista (i suoi i lanci a cercar di far decollare la manovra nei primi quarantacinque minuti) e attaccante più pericoloso (la più bella parata di Vivan è sulla sua girata al 32’).

MIGLIORATE Sono le situazioni da calcio da fermo rispetto ad alcune settimane fa (e sui livelli delle prime giornate). La sopraccitata occasione di Lisuzzo è uno schema (parabola larga di Giovinco da corner a evadere il mucchio selvaggio nei pressi dell’area piccola). E la punizione decisiva vede un blocco rugby stico di Lisuzzo, Morrone e Stanco come si vede bene dal replay della sintesi: Morrone è il più centrale e si mette di fianco a contenere il terz’ultimo della barriera, Stanco di schiena stile Gioco del Ponte non permette di avanzare al penultimo, Lisuzzo con una presa stile catch (regolare perché anche l’avversario lo abbranca) ferma e piega l’ultimo.

FRENATA E’ l’impostazione del Pisa nel secondo tempo nonostante avanzi il baricentro delle offensive. Quando i nerazzurri arrivano ai 25 metri è raro che diano il cambio di pasos per andare sul fondo. Un po’ perché il pallone è già arrivato avanti in maniera poco rapida (permettendo al San marino di ricompattarsi al centro), un po’ perché per paura di scoprirsi nessuno si sgancia negli spazi accanto a Pellegrini (un po’ di più sull’altro lato con Di Cuonzo).