Pisa-Pistoiese, il Punto Tecnico

 di Black Dog Twitter:   articolo letto 860 volte
A. Arrighini
A. Arrighini

UNA SQUADRA CHE CERCA con più insistenza la profondità sulle fasce ma fatica, un miglior sfruttamento delle palle inattive, la difficoltà di proteggere una difesa già poco rapida: questo ha narrato Pisa-Pistoiese. 

ALLARGATO E’ come dovrebbe svilupparsi il gioco secondo le intenzioni di Christian Amoroso, soprattutto per la prima volta con lui di Arrighini titolare. L’attaccante pisano appena la palla viene recuperata affonda su un lato come nella sua esperienza a Pontedera. Un suo scatto in progressione genera la svolta ella partita, l’espulsione di Di Bari. Poi altri spunti più o meno riusciti ma sempre con grinta. Il gioco però fino alla parità numerica si sviluppa farraginoso perché non funziona la catena terzino-ala. Costa è intraprendente ma sbatte sull’iniziale schieramento a cinque della Pistoiese, dall’altro lato Frediani si perde sul più bello.

SFRUTTATO E’ il contesto delle palle inattive: la Pistoiese va spesso in difficoltà di fronte all’aggressione di almeno quattro uomini verso la luce della porta, senza schemi elaborati. Prima della rete di Mandorlini c’era stato il gol giustamente annullata ad Arrighini per il fuorigioco di Sini, ma il leggero anticipo nel movimento del difensore non inficia la bontà dello schema.

INGESSATO E’ il Pisa nella fase di contenimento, problema cronico dell’intera stagione al l quale Amoroso nelle prime partite aveva ovviato con una compattezza tra i reparti figlia della forma pisco-fisica. Anche sul 3-1 con un uomo in più di fronte alla verve degli ospiti.  Mandorlini non ha le cadenze del puro mediano di rottura, ed è poco aiutato  da una difesa statica in Lisuzzo e non ben sincronizzata nei movimenti  di Sini. I due centrali sono fuori tempo sia nella prima rete della Pistoiese (Lissuzo è davanti a Coulibaly, Sini smarrisce il senso della posizione e non vede il primo incursore avversario, Mugnai, ribattere a rete) sia nella seconda (Lisuzzo lasciato sul posto da Coulibaly, Sini che esce con titubanza a chiudere e con in mezzo Mandrolini morbido nel contrasto).