Ancona-Pisa, il Punto Tecnico

 di Black Dog Twitter:   articolo letto 885 volte
L. Ricciardi
L. Ricciardi

UN CALO DI CORAGGIO anche da parte del terzo allenatore stagionale, l’idea di un 4-4-2 diverso naufragata, lo smarrimento di alcuni elementi più esperti: questo ha narrato Ancona-Pisa. 

INGRIGITO E’ come progressivamente è diventato il Pisa di Christian Amoroso dopo la miglior partita del campionato in assoluto, a Reggio Emilia. In primo luogo ciò è avvenuto a prescindere dall’allenatore, che anzi aveva avuto il merito fin lì di presentare una squadra molto compatta tatticamente: è che i nerazzurri dopo non aver vinto come meritavano lo scontro diretto si sono inevitabilmente sgonfiati. Ad Ancona però ci sono state anche delle scelte particolari. In una partita da tutto per tutto la rinuncia a un’ala pura nello schieramento titolare non è sembrato un bel segnale dal punto di vista psicologico.

PROSAICO E’ il gioco del Pisa, che è  mancato di fantasia perché dove c’era l’unica ala di ruolo (Floriano) e il terzino più in gamba a spingere (Costa) la manovra praticamente non è mai andata. Peccato, perché ciò ha penalizzato Ricciardi, sul quale ha pesato troppo il dover inventare. Quando invece i suoi movimenti erano di stringere per aprire la fascia a Pellegrini e allo stesso tempo dare un appoggio a Iori o Misuraca senza costringere sempre le punte a farlo. Da questo punto di vista l’idea di Amoroso poteva funzionare, ma non è stata supportata dal ritmo necessario (mentre Ricciardi l’abbia interpretata con diligenza).

SVAGATO E’ il comportamento di alcune vecchie volpi che tra l’altro hanno ancora un anno di contratto. In alcuni frangenti Iori, leggero in un paio di contrasti sull’1-0 per i nerazzurri. E in particolar modo Lisuzzo, completamente fuori fase in tutte le azioni pericolose dell’Ancona, gol compreso: l’errore lo commette Sini ma è incredibile come Lisuzzo vada dalla parte opposta rispetto a quella dove si sposta Tavarez a da lui marcato fino a due secondi prima.