Pisa- Olbia 1-1. L'analisi della partita

19.11.2018 13:00 di Andrea Chiavacci Twitter:   articolo letto 771 volte
Pisa- Olbia 1-1. L'analisi della partita

Il Pisa non dà continuità al successo di Lucca e non va oltre il pareggio per 1-1 con l’Olbia nel giorno in cui torna all’Arena dopo quattro trasferte di fila in campionato. Un Pisa che ha creato tanto e meritava di portare a casa i tre punti se contiamo le palle gol create, 9 contro 2 (compresi i gol fatti) e i tre legni colpiti, ma anche un Pisa che ha di nuovo abbassato i ritmi a centrocampo ed è mancato negli episodi decisivi. Non concretizzando sotto porta e distraendosi, in particolare con Liotti, su Ogunseye nell’occasione del pareggio. Per diventare grandi queste partite vanno vinte.

Si blocca subito De Vitis. D’Angelo conferma il 3-4-2-1 del derby del Foro, cambiando solo un interprete allo spartito nerazzurro: Liotti, al rientro dalla squalifica, si posizione nella difesa a tre. Dall’altra parte Guido Carboni torna all’Arena come avversario proprio nel giorno del suo debutto. Rispetto a Filippi il nuovo tecnico passa al 4-4-2 e pensa soprattutto a rinforzare una difesa che prima di ieri aveva subito 15 reti. Se i piani dell’Olbia sono chiari, primo non prenderle e tentare di far male in contropiede, quelli del Pisa cambiano a livello tattico dopo pochi minuti. De Vitis si fa male dopo un contrasto e lascia il posto a Masucci. Si torna così al 3-5-2, ma soprattutto il Pisa perde il giocatore più bravo a fare le due fasi. E il gioco ne risente. Marin corre molto ma perde anche tanti palloni, così come Gucher che tende a rallentare il gioco e a soffrire la pressione del centrocampo sardo, dove Senesi si sacrifica in copertura. Lisi è un motorino ma quando deve fare l’ultimo passaggio si inceppa. Detto questo il Pisa fa la partita e crea almeno tre nitide occasioni da gol nei primi 45 minuti. Due però sono merito delle giocate individuali di Di Quinzio, un palo e una bella parata di Marson, e una sola grazie a una bella azione collettiva sviluppatasi sulla destra: Buschiazzo apre per Zammarini che scambia al limite dell’area con Marin e invece di passare al solissimo Masucci tira in porta da posizione defilata agevolando la respinta di Marson. Il Pisa però rischia anche di farsi male da solo, quando Liotti svirgola un innocuo pallone in area e lo manda sulla traversa.

Zammarini illude. Nella ripresa il tema non cambia. Sulla sinistra Lisi viene spesso raddoppiato da difensori sardi e Di Quinzio inevitabilmente trova maggiore spazio. Il numero 10 nerazzurro sembra l’unico in grado di saltare l’uomo e di portare pericoli sui calci da fermo. Da i suoi corner calciati dalla sinistra arrivano prima il palo di Gucher, poi il gol di Zammarini con un sistro da centro area. La gioia dura davvero poco perché il Pisa si distrae su un cross da trequarti di Pennington con Liotti sovrastato da Ogunseye che pareggia di testa. Proprio Ogunseye rappresenta una delle novità più importanti di Carboni che lo ha preferito a Ceter. Mossa giusta, non solo per il gol ma per i tanti palloni vacanti conquistati dall’attaccante che faceva respirare la squadra. Ogunseye sfiorava anche il raddoppio di testa, ma sarebbe stato davvero troppo. Anche perché il Pisa ha continuato ad attaccare. D’Angelo le ha provate tutte inserendo Moscardelli, al rientro dopo oltre un mese di stop, per uno spento Marconi e Birindelli per l’autore del gol Zammarini. Proprio i due nuovi entrati erano protagonisti dell’azione più pericolosa del finale: Moscardelli si vedeva respingere il tiro a colpo sicuro da Marson e Birindelli di testa falliva un gol fatto. In precedenza dal solito piazzato di Di Quinzio era Masucci a prendere la parte superiore della traversa. Negli ultimi minuti in attacco viene buttato dentro anche Cernigoi, ma la musica non cambia.

Occasione persa.  La sensazione è che il Pisa ha perso una grande occasione, non solo per balzare momentaneamente al secondo posto in classifica. La graduatoria è sempre troppo influenzata dai tanti recuperi che ancora devono fare le big come Entella, 5 vittorie su 5 partite, Pro Vercelli e Novara. L'occasione è persa soprattutto perché si poteva riaprire un mini filotto di vittorie aumentando l'autostima di una squadra che dà sempre la sensazione di non essere incisiva fino in fondo. C'è stata anche la sfortuna, ma bisogna guardare oltre. In casa il Pisa non ha mai perso, ma nel complesso non è mai stato efficacie sotto porta, tolto il 3-1 alla Pro Piacenza. Un gol vincente di Moscardelli con il Cuneo, forse nella giornata peggiore dei nerazzurri, e uno di Zammarini ieri. Poco concretezza, ma anche un gioco talvolta troppo lento quando devi fare la partita. Se si punta ad un campionato di transizione con una qualificazione tranquilla per i playoff allargati la squadra è in linea con le aspettative, se invece si vuol lottare per i primissimi posti il bicchiere non può considerarsi pieno. La squadra deve trovare un'identità di gioco che vada al di là del modulo. Liotti, ad esempio, potrebbe esser spostato più alto a sinistra. D'Angelo ha ragione quando dice che Liotti può dargli qualità nel gioco dal basso, senza dimenticare che la coperta dietro è corta, ma in fase offensiva mancano i suoi cross e anche ieri in marcatura l'ex del Siracusa è andato in grande difficoltà. Un suo avanzamento permetterebbe a Lisi di andare a destra, fascia dove il Pisa sta faticando parecchio.