Pisa conosce il sapore di una vittoria diversa grazie agli imbattibili

12.06.2019 19:00 di Andrea Chiavacci Twitter:    Vedi letture
Pisa conosce il sapore di una vittoria diversa grazie agli imbattibili

Dalla Triestina a Trieste. Quasi undici mesi per inseguire un sogno che a un certo punto sembrava impossibile. Una squadra prima criticata e poi diventata imbattibile. 23 partite senza macchia per una promozione in B strameritata. Questo è un Pisa diverso da tutti gli altri che hanno vinto. Stavolta Pisa ha vinto con lo stile di una società che ha fatto tesoro di alcuni errori, con le idee di gioco di un allenatore, con le scommesse vincenti di un diesse che i calciatori stessi chiamano “il visionario”. I Corrado, D’Angelo e Gemmi sono sempre stati lontani dai riflettori proteggendo una squadra che ha dimostrato con i fatti di essere la più forte. Grazie agli innesti di gennaio e alla crescita di chi già era in gruppo, ma forse aveva perso qualche certezza. Nessuna polemica nessun protagonismo e soprattutto una squadra senza prime donne, nonostante il fatto che piedi buoni ed esperienza ce ne sono in abbondanza. Niente divismo e tutti uniti per la causa della B. Sembra scontato, ma non è così.

La costruzione. Per capire le radici del successo bisogna mandare indietro il nastro della memoria di un anno esatto. Dopo la cocente delusione dell’eliminazione ai playoff i Corrado decidono di salutare Raffaele Ferrara e puntare su un direttore sportivo emergente come Roberto Gemmi, che aveva fatto bene ad Arezzo. La parola d’ordine è rinnovamento, ma senza perdere l’ambizione. Va sfoltita una rosa ampia e bisogna guardare il budget dopo le tante spese fatte prima per risanare l’eredità delle gestioni passate, poi per rimediare alle spese e agli ingaggi alti pagati nella stagione precedente. Il toto allenatore impazza, poi un po’ a sorpresa viene scelto Luca D’Angelo. Con la Casertana ha fatto un grande girone di ritorno, e come vedremo non è certo un caso se le sue squadre chiudono la stagione alla grande. Il primo colpo in entrata è l’arrivo di Davide Moscardelli, svincolato dall’Arezzo, poi c’è l’inevitabile ma per certi versi giusto taglio con il passato. Lisuzzo non rinnova e va ad allenare la Berretti, Mannini rescinde in ritiro a Storo e poi va al Pontedera. Via anche Negro e alla fine del mercato salutano anche Eusepi, ceduto in prestito al Novara, e , solo per pochi mesi, Luca Verna. I big come Gucher, Di Quinzio, Masucci, Lisi, De Vitis, il giovane Birindelli e Lo scambio Marconi-Maltese con l’Alessandria sembra subito un affare, così come il giovane portiere Gori arrivato a costo zero. Il Pisa gioca una grande Coppa Italia eliminando la Triestina ai rigori, doppietta di Moscardelli, la Cremonese , sempre ai rigori, e il Parma in trasferta con un gol di Zammarini. Si mettono in luce il portierino Campani e il difensore Bechini che vengono ceduti al sassuolo, insieme a Giani, per ottenere il prestito del rumeno Marius Marin. Anche questa sarà una gran mossa. Manca un difensore centrale e Gemmi scommette sugli svincolati Liotti, sarà tormentato dagli infortuni ma risulterà decisivo, e il difensore centrale Masi. Il valore è buono, ma lo sfortunato calciatore ex Juventus ha giocato una manciata di partite negli ultimi due anni. Intanto la Lega Pro è in alto mare per i casi delle fidejussioni tossiche e delle squadre che chiedono il ripescaggio in B. Si parte a metà settembre e per mesi si va avanti nel caos.

Inizio difficile. Il Pisa all’esordio batte il Cuneo con un colpo d’astuzia di Moscardelli, poi si ferma. Viene rinviata la gara di Siena ( per il solito problema dei ripescaggi), poi arriva lo 0-0 con l’Arezzo la notte in cui brucia ancora il Monte Pisano. Il primo scontro diretto a Piacenza è un duro colpo. Arriva una sconfitta pesante per 3-0 condizionata anche da un errore arbitrale piuttosto netto quando alla mezz’ora viene espulso Buschiazzo e concesso un rigore per un fallo iniziato fuori area. Il terzo gol biancorosso lo segnerà Pesenti, poi diventato un nerazzurro prezioso nell’ultima parte di stagione. La prima vittoria in trasferta arriva il 14 ottobre a Pistoia, ma si fa male Moscardelli, poi il Pisa sembra decollare con i successi per 3-1 su Pro Piacenza ( squadra in quel momento seconda e poi esclusa), e per 2-0 in casa del Gozzano con De Vitis sempre a segno in queste tre gare. Lo scontro diretto con la Pro Vercelli è molto atteso ma vanno avanti le proteste per i mancati ripescaggi. Gara rinviata. Anche a Chiavari con l’Entella si rischia di non giocare, poi la protesta dei liguri rientra e il Pisa perde 2-0 con un rigore netto negato a Lisi. Arriva anche la sconfitta a Siena nel turno infrasettimanale. La rinascita a Lucca con D’Angelo che passa dal 3-5-2 a un insolito 4-3-2-1 con De Vitis e Di Quinzio alle spalle dell’unica punta Marconi che segna un gol capolavoro di tacco. Il punto più basso è la sconfitta per 4-1 a Carrara a fine novembre. Ma lì, paradossalmente, nasce qualcosa di grande come la voglia di non farsi più metter sotto da nessuno. Quel giorno è una fotografia stampata nella mente di tutti per non ripetere più certi errori.  Giovanni Corrado dice di credere ancora nel gruppo, ma è ovvio che per esser competitivi serve una svolta nel mercato. Arriverà e avrà ragione lui. Dicembre porta tre successi di fila, ma anche l’eliminazione in Coppa Italia a Novara, niente trasferta all’Olimpico con la Lazio, e l’unica sconfitta casalinga con la Pro Patria. Poco prima di Natale Giuseppe Corrado si sfoga con la stampa e da quel momento si chiude a riccio concedendo solo rare dichiarazioni nel proseguo della stagione. Da quel momento si lavora in silenzio e, a conti fatti, si fanno le cose nel modo giusto. L’anno solare si chiude con uno 0-0 senza brividi Cuneo dove Gemmi annuncia acquisti imminenti per rilanciare la squadra. Il Pisa è solo settimo.

Il mercato della svolta. Il romanzo fino a questo punto sembra la cronaca di una stagione quasi anonima, ma era indispensabile raccontarla per poter capire cosa è successo da gennaio a oggi. Il mercato incide, ma non solo quello. Torna Verna, a Cosenza con Braglia ha trovato poco spazio, e arrivano il trequartista Minesso, il difensore Benedetti e Pesenti che arricchisce un attacco già forte ma con Marconi out per infortunio e Moscardelli non ancora in condizione. Il punto fermo è Masucci, soprattutto per la rapidità e gli assist. C’è anche la scommessa Gamarra, il regista boliviano preso dal mercato degli svincolati dopo esser stato una promessa del Milan. Il Pisa torna in campo il 20 gennaio e si capisce che la musica è cambiata. Grande partita con il Siena, ma solo un 2-2, poi arriva la sconfitta sfortunata ad Arezzo con un rigore realizzato da Cutolo e concesso per un tocco di  mano di Benedetti. Pesenti coglie una traversa nel finale ma poi si riscatta contro il “suo” Piacenza realizzando una doppietta. La squadra gioca finalmente un gran calcio ma un rigore a dir poco inesistente e uno dei rari errori di saracinesca Gori condannano i nerazzurri ad un altro 2-2. Ad Alessandria il Pisa gioca forse una delle poche partite con il freno a mano, soprattutto nella ripresa e viene beffata da De Luca, su rigore, nel recupero e dall’arbitro che non vede un rigore solare su Moscardelli ed espelle per proteste Di Quinzio. Il Pisa è decimo. Qui si vede la grandezza di D’Angelo che alla vigilia della gara di Coppa Italia con il Pontedera dice: “ Se i risultati non arrivano la colpa è mia”. Da quel momento il Pisa non sbaglia un colpo. Vince 3-0 con il Pontedera, ma soprattutto inizia una scalata trionfale in campionato con il 2-1 in rimonta sulla Pistoiese. In campionato sei rimonte vincenti e una gestione dei cambi impeccabili con ben 5 gol dalla panchina.

Le mosse vincenti di D’Angelo. Ma la forza non è quella, ma neppure il cosiddetto gruppo. Il Pisa sa giocare a calcio. D’Angelo ha dato idee di gioco precise e una fase difensiva ottima e meccanismi oliati in fase di non possesso. Se poi la palla l’abbiamo noi gli altri non la vedono. Lisi da esterno d’attacco diventa terzino sinistro a tempo pieno e De Vitis va fare, dopo gli esperimenti estivi, il centrale difensivo. Saranno mosse vincenti. Verna e Di Quinzio corrono anche per Gucher che così può disegnare calcio. Non esiste un bomber ma una cooperativa del gol con 15 marcatori diversi. Intanto crescono quei giovani che erano in difficoltà all’andata come Birindelli, segnerà anche due gol da tre punti con Pro Vercelli e Pro Patria, Meroni e Brignani, quest’ultimo decisivo con un gol di testa a Olbia. Ottima la gestione degli attaccanti e in particolare di Moscardelli: quando gioca è decisivo, 13 gol in stagione, ma è capitano anche quando resta in panchina con i suoi consigli preziosi. E’ il primo a rincuorare Pesenti dopo due rigori sbagliati, roba da libro cuore. Il top in campionato è rappresentato dalla gara con la Carrarese all’Arena. Il Pisa domina ma non segna fino al colpo di testa di Izzillo, su cross di Minesso, che mette il sigillo su una prestazione superlativa. Il Pisa era già andato fuori in Coppa Italia di C a Viterbo, ma alla fine è una caduta indolore. La squadra risale e chiude come miglior terza della C, un vantaggio non da poco ai playoff, grazie al 3-0 al Novara. La tripletta di Minesso è l’antipasto più gustoso in vista dei playoff.  La svolta è soprattutto nei due successi in rimonta con la Pro Vercelli e nelle gare in trasferta, dove il Pisa è uno schiacciasassi. D’Angelo si è già meritato, assieme al vice Taddei, la riconferma fino al 2020.

Il capolavoro dei playoff. Nelle sei partite decisive il Pisa cambia ancora pelle. La squadra di D’Angelo malgrado gli infortuni di Liotti e Verna gioca un calcio ancora più propositivo e si prende i suoi rischi. Si parte con il quarto di finale con la Carrarese. In molti temono la squadra di Baldini. All’andata il Pisa sembra sull’orlo del precipizio, ma a 20 minuti dalla fine Masucci e Pesenti riportano i nerazzurri nel binario giusto con due colpi di testa. Qui però ci mette tanto Lisi che quando entra spacca decisamente la partita. Una cosa che si ripete spesso grazie ai cambi e alla flessibilità di D'Angelo. Finisce 2-2 e al ritorno il Pisa nasconde di nuovo la palla agli apuani con un 2-1 nato da due bellissimi tiri da lontano di Moscardelli e Di Quinzio. In semifinale ci tocca l’Arezzo. Anche qui per molti è complicata. E’ in effetti la squadra di Dal Canto gioca bene, ma non può nulla. Il Pisa vince 3-2 al Comunale con doppietta di Marconi, alla prima grande serata dei playoff, e gol decisivo di Di Quinzio. Stavolta Cutolo si fa parare il rigore da Gori e al ritorno Izzillo completa il successo. Si va in finale. Di nuovo, a tre anni da Foggia. Affrontiamo la Triestina che nel suo girone è arrivata seconda. Come è andata lo sapete tutti. Una sola nota. Il Pisa ha strameritato questo successo perché ha creato di più della Triestina nel computo delle due partite e perché ha confermato di essere la più forte di tutte da gennaio in poi. Perché anche in finale D'Angelo ne ha inventata un'altra delle sue tornando al 3-5-2 vista la squalifica di Lisi e la squadra ha saputo tener botta anche quando era rimasta senza esterni. Masucci, Marconi e il primo violino Gucher. La B è servita dopo il 2-2 dell'andata ( Moscardelli e Marconi) arrivato con doppia rimonta. La terza dei playoff.  I numeri ci dicono che il Pisa non ha mai perso nella fase finale e ha all'attivo 13 gol fatti e 8 subiti in 6 partite, con il corredo di 4 vittorie e 2 pareggi. E’ la vittoria del collettivo e del suo condottiero Luca D’Angelo. Mai una parola fuori posto, a parte quando gli toccano i suoi ragazzi o gli parlano di pro Piacenza, e tanto lavoro sul campo. E’ la vittoria del gioco e delle idee , dopo le vittorie del cuore e delle giocate individuali. E’ una vittoria diversa, a cui Pisa non era abituata. E’ il trionfo di un diesse e di un allenatore che si meritano i cori di tutto lo stadio. E’ la vittoria di veri professionisti che sono andati poltre le critiche per restare concentrati su un solo grande obiettivo. E’ la vittoria di una società seria che sta già programmando il futuro. E’ la vittoria degli imbattibili.