Pisa-Albissola 1-1. L'analisi della partita

03.12.2018 13:00 di Andrea Chiavacci Twitter:   articolo letto 916 volte
Pisa-Albissola 1-1. L'analisi della partita

Per il Pisa arriva il quarto pareggio su sei gare casalinghe. L’1-1 con l’Albissola è quasi il copia e incolla di quello con l’Olbia. Malgrado il passaggio di D’Angelo al 4-3-3 e la tredicesima formazione diversa in altrettante partite il refrain non cambia. Anche con il tridente mascherato, Lisi ha compiti più difensivi, il Pisa non riesce a dominare un avversario sulla carta inferiore che senza grossi affanni porta a casa un punto. E’ vero sono arrivate due traverse nel secondo tempo e forse manca un rigore su De Vitis, ma non devono esserci alibi. Non vi è sfortuna ma evidenti limiti tecnici di una squadra che per quanto fatto vedere finora non può ambire ad un ruolo da protagonista.

Sterilità offensiva. D’Angelo decide di schierarsi a specchio contro l’Albissola di Bellucci. I liguri sono reduci da tre vittorie nelle ultime quattro gare e anche loro optano per un tridente “anomalo” con il meno offensivo Mahrous al posto dell’infortunato Russo. Rispetto alla disfatta di Carrara D’Angelo cambia cinque interpreti nell’undici di partenza: Birindelli va a fare il terzino destro, Masi prende il posto di Brignani al centro della difesa, Masucci torna titolare in attacco e De Vitis e Izzillo sono le mezzali che devono correre intorno a Gucher. Proprio l’austriaco, dopo tante prestazioni negative,  è l’unico che cerca di costruire qualcosa. Si predica nel deserto però: Masucci corre a vuoto, Moscardelli si vede poco e Lisi corre tanto ma come al solito manca nell’ultimo passaggio. Liotti, stavolta impiegato come terzino sinistro, prova a sovrapporsi ma anche i suoi cross fanno il solletico all’avversario. Sulla fascia destra Birindelli non spinge e fatica a contenere Martignago nell’occasione in cui prova a sorprendere Gori. Nel primo tempo il portiere ospite Piccardo si sporca i guanti solamente su un tiro da lontano di De Vitis, anche lui in giornata no.

Solita distrazione. Anche nella ripresa il Pisa fa fatica, ma poi al 9’ riesce a sbloccare la contesa: Gucher ruba un bel pallone sulla trequarti, Piccardo respinge, Masucci sbaglia da due passi ma sulla seconda ribattuta Moscardelli fa centro. E’ il momento di dimostrare che la squadra sa gestire il vantaggio e invece dopo la traversa di Moscardelli arriva l’ennesimo black-out difensivo. Da un fallo laterale sulla destra Buschiazzo lascia a Bezziccheri il tempo di girarsi ed effettuare una rovesciata centro area, Masi guarda passare Martignago, poi Cais anticipa secco Birindelli e gira in rete. Gol evitabilissimo. D’Angelo a quel punto le prova tutte dimostrando anche in confusione. Lisi va a fare il terzino destro quando esce Birindelli per Di Quinzio che va a sinistra nel tridente. Il numero 10 nerazzurro coglie subito una traversa, poi viene spostato a destra quando Izzillo lascia spazio a Marconi. Per quattro minuti è un Pisa con tre punte di ruolo, ma poi si cambia di nuovo con gli ingressi di Marin e del giovane Maffei. L’unico che finora non aveva giocato neppure un minuto in campionato viene buttato nella mischia in un momento troppo delicato. La squadra prova a vincerla ma in maniera disordinata, con poche idee e tiri sconclusionati. L’Albissola chiude ogni varco e porta a casa un pari con pieno merito.

Questione di feeling. Questo Pisa non solo non porta a casa i risultati ma non riesce neppure a dare un minimo di entusiasmo alla gente. La rassegnazione generale sembra addirittura aver preso il posto della rabbia e della delusione. Sono arrivati i fischi, sacrosanti, e la risposta al botteghino è stata chiara: appena 622 paganti, minimo stagionale, e probabilmente anche molti tra gli oltre quattromila abbonati hanno preferito il divano. A Pisa negli ultimi 25 anni non abbiamo vinto molto, ma quasi sempre la tifoseria si è identificata nella squadra. Questo gruppo non riesce a cambiare passo e si rischia di andare verso una situazione troppo piatta. C'è poco coinvolgimento e la noia prende il sopravvento. La società non riesce a creare un feeling vero e proprio con l'ambiente. Non basta la cura del merchandising o il progetto stadio per diventare grandi. Si può anche puntare alla programmazione a lunga durata, ma non in questo modo. Pisa non può accettare esibizioni di questo tipo e vivacchiare in posizioni di rincalzo. Adesso c'è una Coppa Italia da onorare, ma soprattutto bisogna pensare a riportare un minimo di interesse tra i tifosi con un mercato di gennaio all'altezza della situazione. Non sarà facile rimediare in corsa ma almeno la proprietà ha il dovere di provarci e di prendersi le proprie responsabilità di fronte all'ennesimo momento negativo.