Novara-Pisa 3-2. L'analisi della partita

06.12.2018 13:30 di Andrea Chiavacci Twitter:   articolo letto 785 volte
Luca D'Angelo
Luca D'Angelo

Inutile far finta di niente, quella di Novara è l’ennesima delusione di questo inizio stagione. Ovvio la Coppa Italia dei grandi non era certo l’obiettivo stagionale dei nerazzurri ma andare a Roma a sfidare la Lazio rappresentava qualcosa di affascinante per tutta la tifoseria. E invece questa eliminazione è arrivata nel peggiore dei modi, al termine di una gara ben giocata, subendo un gol in contropiede nei minuti di recupero. In questo 3-2 sono emersi tutti i limiti di una difesa troppo inesperta e non sono bastati un Marconi formato super, non solo per il gran gol, e un centrocampo che finalmente ha creato un po’ di gioco con Di Quinzio di nuovo più vicino alla porta. Ci si è messa anche la sfortuna e Illuzzi che non ha visto un mani netto di Visconti in area. Questa squadra però  necessita di rinforzi di peso nel mercato di gennaio.

Difesa sotto accusa.  Quando subisci otto gol in tre partite e ogni volta che l’avversario si presenta in area suona la sirena vuol dire che questa squadra manca soprattutto nelle fondamenta. Emblematico il gol decisivo di Manconi che supera Brignani in velocità e condanna il Pisa ad una sconfitta immeritata. Ma non è stato il primo errore. Sul gol dell’ex Peralta ( non segnava dal 15 maggio 2016 in Pisa-Maceratese 3-1) lo stesso Brignani respinge corto anticipando Cacia e Meroni non chiude sul fantasista nato a Livorno. Il secondo gol nasce dall’ennesimo errore collettivo su palla inattiva: Fonseca centra dalla sinistra, il giovane Nardi anticipa tutti di testa e il difensore Bove è solo a un centimetro da Gori. Tutto troppo facile. Senza contare che Buschiazzo, prima di farsi male alla spalla, era stato sorpreso due volte dagli inserimenti di Sciaudone che per fortuna calciava addosso a Gori. Il portierone non può sempre togliere le castagne dal fuoco, come in occasione del diagonale di Tartaglia quando si esibisce in una parata di piede. Anche numericamente il reparto è corto e il più esperto è Masi che negli ultimi quattro anni ha giocato con il contagocce.

Prova positiva. Detto questo, la prestazione dal centrocampo in su è stata molto buona. Soprattutto nel primo tempo dove la squadra ha cercato di imporre il proprio gioco creando occasioni e prendendo coraggio anche nei tiri da lontano con Gucher che impegnava subito il portiere avversario Benedettini rimasto spesso fuori dai pali. L’austriaco giocava con personalità ed era ben assistito da Zammarini e  Marin.  Il gol che apre la gara è un piccolo capolavoro di Marconi che apre il piatto destro calciando al volo da fuori area su un cross da sinistra di Lisi. Gol da categorie superiori come quelli realizzati al Gozzano e alla Lucchese. Marconi in chiusura di tempo coglie anche un palo con un'altra prodezza da lontano, ma in precedenza il Pisa era andato vicino al gol più volte, soprattutto con Birindelli, e aveva protestato non poco per un rigore non concesso da Illuzzi. Il mani di Visconti sulla punizione di Di Quinzio è netto. Nella ripresa il Pisa dopo aver subito il secondo gol si riorganizza e torna ad attaccare con D’Angelo che butta dentro anche Masucci. Il pari arriva sugli sviluppi di una punizione al 72’ con l’ottimo Lisi che gira in rete di destro. Il finale è impietoso: al 90’ Di Quinzio ha sul destro la palla che vale il passaggio del turno e per un soffio calcia a lato. Sull’azione seguente arriva il patatrac, la fine del sogno.

Il campionato è un'altra cosa.  Andando oltre la grande delusione va detto che si è vista una squadra propositiva e che ha cercato la porta con maggior convinzione. Ma non dimentichiamoci che il campionato è un’altra cosa. Novara e Pisa avevano molto da guadagnare e se la sono giocata a viso aperto. Le quattro belle partite di Coppa Italia rappresentano un mondo a parte. In campionato serve un passo diverso per scardinare le difese avversarie. Un Di Quinzio più vicino alla porta come ieri può però rappresentare una variante interessante per D’Angelo che deve dare un’identità e una fisionomia ben precisa a una squadra che a dicembre sembra sempre un cantiere aperto. Servono certezze. Il mercato non deve far leva principalmente su prestiti o su calciatori svincolati. Se la società vuole essere ambiziosa deve rimediare agli errori estivi. In difesa soprattutto, ma qualcosa serve ovunque, dove in serie C non ti puoi permettere di scommettere sui giovani. O meglio gli devi dare un paracadute, ovvero affiancargli qualcuno con un po’ di esperienza che gli permette di crescere e maturare. In questo modo si sta penalizzando giocatori anche interessanti, vedi Brignani, ma che al momento non possono portarsi addosso tutte le responsabilità di una squadra costruita male.