Pro Vercelli-Pisa 2-1. Il sogno scudetto svanisce in finale nel luglio del 1921

 di Andrea Chiavacci Twitter:   articolo letto 1116 volte
Il Pisa del 1921
Il Pisa del 1921

Essere a un passo dalla storia e non poterla scrivere. Uno stato d'animo che i calciatori, i tifosi, la gente che ama il Pisa ha vissuto più volte in 107 anni di storia nerazzurra. Il punto più alto coincide con il rammarico più grande. La finale scudetto persa per 2-1 a Torino contro la Pro Vercelli. Una vera e propria beffa con le cronache dell'epoca che raccontano di grandi favori nei confronti dell'allora più blasonato avversario, a cominciare dalla sede dell'incontro. Il quasi scudetto resta comunque un'impresa mai eguagliata dal Pisa. Grazie ai grandi giocatori in campo, molti finiranno in nazionale a cominciare dal portiere Gianni e Colombari, al presidente avvocato Giacomo Picchioti e a un mago ungherese in panchina che risponde al nome di Jozsef Ging, nato King viste le sue origini irlandesi

La tradizione contro la grande novità. La Pro Vercelli nel 1921 ha già conquistato 5 scudetti( arriverà fino a 7), mentre il Pisa è la grande novità. Gioca un calcio moderno grazie alle intuizioni di Ging. Il Pisa vince il proprio girone preliminare composto dalle squadre toscane con 25 punti e si qualifica per la seconda fase. La gara decisiva è quella di Roma con la Fortitudo dove Corsetti e Colmbari firmano il 2-1 che vale l'accesso alla finale del campionato centro-meridionale. A Bologna il 3 luglio il Pisa affronta il Livorno in un derby infuocato. La gara si decide all'inizio del secondo tempo grazie al colpo di testa del gigante Tornabuoni. Un centrocampista massese che Ging trasforma in uomo d'area vista la sua mole. Il Livorno non ci sta e contesta un fallo da rigore su Magnozzi che scatena le proteste labroniche. Invasione di campo dei tifosi amaranto e gara sospesa. Immaginiamo che sugli spalti il clima non sia certo stato idilliaco, ma la gara riparte e il Pisa la porta a casa. Il titolo di campione d'Italia centro meridionale è nostro. Per vincere lo scudetto però bisogna battere nella finalissima la Pro Vercelli che ha sconfitto il Bologna per 2-1 a Livorno dopo i tempi supplementari.

La grande beffa. La finalissima si gioca sul neutro di Torino il 24 lglio 1921 alle 17,30. Decisione contestata dai nerazzurri che in pratica sfideranno la grande Pro Vercelli a casa sua. La Pro Vercelli  con la corriera raggiunge Torino in meno di un'ora, il Pisa invece è costrretto al viaggio in treno. Durante il lungo e faticoso tragitto con tanto di valigie di cartone si sente male il forte difensore Poggetti. All'arrivo a Torino parte una telefonata a Pisa per richiamare la riserva Gnerucci che prende il primo treno e arriverà a poche ore dall'inizio del match nello stadio di Via Vinzaglio. La gara è a dir poco epica. Si fa male Gnerucci, non esistono sostituzioni, e si resta subito in 10. Ceria al 39' approfitta di una incomprensione tra Tornabuoni e Bartoletti e porta avanti le bianche casacche. Sbrana sfiora subito il pari ma si va all'intervallo sotto di un gol. Ging contesta l'arbitraggio del signor Olivari di Genova che indossa la classica giacchetta nera dell'epoca. Però Ging indovina la mossa giusta, non a caso lo chiamano il mago, spostando al centro dell'attacco Tornabuoni a prender palloni . Proprio con questo movimento il gigante nerazzurro riscatta l'errore precedente e guadagna un calcio di rigore in avvio di ripresa. Il giovane e futuro grande bomber Danilo Sbrana si prende la grande responsabilità. Il tiro non è forte ma angolato, imparabile per Curti, e arriva il pari. Gianni ci tiene in piedi con le sue grandi parate parate ma alla fine Rampini segna il decisivo 2-1 e regala lo scudetto alla Pro Vercelli. Finisce il sogno e chiudiamo anche in 9 per l'espulsione di Viale e i giocatori porteranno nella valigia molti rimpianti. I tanti tifosi rimasti ad attendere notizie a Pisa resteranno delusi. Il Pisa contesta le decisioni e il presidente Picchiotti chiede la ripetizione del match, primo caso in Italia, ma alla fine la Figc convalida la vittoria dei bianchi piemontesi. 

 ​I giornali criticano la Figc. Il quotidiano La Stampa Sportiva (articolo ripreso nel n.9/2012 del Guerin Sportivo) criticò aspramente l'organizzazione della federazione a cominciare dalla scelta dello stadio, malgrado parteggiasse per la Pro Vercelli visto che si trattava di un giornale piemontese: "La partita si giocò a Torino sul campo del vecchio Stadium di Corso Vinzaglio. Con tutto lo spazio che c'era, limitarono il campo ad un area di 45x90. I pali non erano dipinti di bianco, la segatura dello stesso colore dell'erba secca. Sul terreno di gioco ogni ben di Dio: viti, bulloni, pezzi di legno ecc...( lo stadium durante la prima guerra mondiale era diventato un magazzino di materiale cario). I pisani si lamentavano con ragione della scelta di Torino come campo neutro". Il titolo dell'articolo era un'infeliccisima giornata. Non solo per gli errori di Olivari ma il fatto di aver visto una gara povera dal punto di vista spettacolare, a causa di un calendario lungo e di una locazione a dir poco improvvisata: "Vincitori e vinti trovatisi di fronte nel breve spazio d'un campo di dimensioni ridotte, pieni com'erano di un'irrefrenabile volontà di soverchiarsi hanno guastato con un succedersi esasperante di caricate fallose, una partita che fin dalle prime battute si annuciava una delle meno brillanti della stagione. Pareva si giocasse un scialbo match di allenamento, non la finalissima tra due squadre qualificatisi attraverso una eliminazione che dura dall'ottobre scorso: Pro Vercelli e Pisa hanno deluso le aspetative degli appassionati, dovendo giocare con l'handicap di condizioni ambientali gravissime: terreno duro sole forte, vento impetuoso".

Esaltazione del gatto magico e ringraziamento agli eroi. Infine molti giornali esaltarono l'impresa del Pisa. Versioni contrastanti a quella del giornale piemontese furono quelle de Il Telegrafo, della Gazzetta dello sport e de La Gazzetta di ;antova, che esaltarono il livello di alto agonismo del match e la prova dei nerazzurri. Il Corriere della Sera scrisse: "Il Pisa sopportò numerosi handicaps ma fece a tutti una grandissima impressione". Di nuovo la Stampa Sportiva esalta il portiere nerazzurro Mario Gianni, detto il gatto magico: "Un uomo solo ha obbligato col suo gioco impressionante a convergere l'attenzione su di lui, un diciannovenne con un carattere tecnicamente simpatico: Mario Gianni, il goal-keeper del Pisa. Se i campioni di Toscana hanno resistito all'attacco irruento dei bianchi lo debbono al loro portiere, che ha parato tutto quello che ha potuto, e che ha goraggio leonino". Per noi però non c'è solo Gianni nella squadra di Ging. Ci sono calciatori che hanno fatto la storia futura del calcio italiano come Colombari, passato al Torino e poi al Napoli. Fu il primo investimento importante a livello economico su un calciatore, verso la fine degli anni 20. Venne soprannominato il banco di Napoli molto prima dello svedese Hasse Jeppson. Ricordiamo chi scese in campo quel 24 luglio a Torino con il pisano Viale capitano di quella grande squadra: Gianni, Bartoletti, Giuntoli, Gnerucci, Tornabuoni, Viale, Sbrana, Merciai, Corsetti, Colombari, Pera.