Playoff story: Undici leoni e un condottiero

19.05.2018 13:30 di Andrea Chiavacci Twitter:    Vedi letture
Playoff story: Undici leoni e un condottiero

Ultimo capitolo della storia dei playoff, probabilmente quello più intenso, rocambolesco e vincente. Il Pisa costruisce la B all’Arena Garibaldi rifilando tre reti a Maceratese e Pordenone e quattro al Foggia. Il 12 giugno 2016 l’apoteosi dello Zaccheria in uno stadio tutto contro i nerazzurri. L’artefice di quel successo è Rino Gattuso, che però aveva già sentito puzza di bruciato nella società allora presieduta da Fabio Petroni.

La stagione. Nell’estate 2015 il Pisa di Carlo Battini è in grossa difficoltà dopo un’annata piena di delusioni. Il Pisa è in vendita e l’iscrizione al campionato è incompleta, costerà un punto di penalizzazione, e tanti giocatori sono sul piede di partenza.  Si riparte dal carattere del pisano Giancarlo Favarin che nel ritiro di Bientina mette insieme una squadra di giovani con la quale debutta in coppa Italia con un 4-0 al Sestri Levante dell’ex Raimondi e perde di misura in casa della Salernitana. La svolta societaria però è a un passo e dopo una lunga telenovela il 16 agosto Battini vende il Pisa alla Carrara Holding dell’ex diesse nerazzurro Fabrizio Lucchesi, che un mese prima aveva tentato di acquistare la Carrarese. Il primo passo di Lucchesi è quello di portare Rino Gattuso sulla panchina del Pisa al posto di Favarin. Negli ultimi giorni di mercato arrivano tra gli altri Verna, Di Tacchio, Mannini, Lores Varela, Lupoli e Cani. La squadra cambia volto e parte bene subito battendo Prato e Ancona all’Arena. In casa è uno schiacciasassi mentre per il primo successo in trasferta bisogna attendere lo scontro diretto di Ferrara a fine novembre. Il duello è proprio con la Spal che però non sbaglia un colpo con le piccole. A gennaio cambiano gli assetti societari: Fabio Petroni è il nuovo presidente. Dal mercato arrivano il portiere Bindi troppo poco esperti Bacci e Brunelli), Avogadri, Eusepi, Tabanelli e il greco Makris, che segna subito un gol decisivo nella trasferta di Prato. Unico lampo della sua avventura a Pisa. Il Pisa batte la Spal anche al ritorno ma non basta, sarà la squadra di Semplici a far festa. Il gol partita sono di Peralta, spesso capace di spaccare le partite nella ripresa, e di Mannini, protagonista di una grande stagione top player nerazzurro assieme a Lores Varela, che però non segna dal gol vittoria con la Carrarese del 29 febbraio. I nerazzurri chiudono secondi con 62 punti davanti alla sorprendente Maceratese di Bucchi. Avversario che trovano subito di fronte nei playoff a otto squadre dove ci sono le migliori dei tre gironi.

Si torna in finale grazie al fattore Arena. La stagione si chiude con la sconfitta indolore a Pistoia e iniziano 28 giorni dove si gioca su due fronti: quello del campo e quello societario, che fortunatamente non condizionerà la squadra. Gattuso è bravo a isolare i suoi ragazzi anche se i rapporti con Petroni e Taverniti sono minimi dopo le polemiche sul football college, ma i guai grossi non sono ancora arrivati. Quindi concentriamoci sul campo: L’inizio non è semplice perché al primo allenamento si fa male il centrale Polverini che salterà tutti i playoff. Gattuso però recupera definitivamente Di Tacchio e Tabanelli a centrocampo e i due faranno la differenza. Il match secco con la Maceratese all’Arena è molto duro nei primi minuti con i biancorossi che colpiscono un palo con Kouko. La sblocca Crescenzi di testa , tornato titolare proprio dopo l’infortunio di Polverini, che corre ad abbracciare Gattuso che lo aveva un po’ accantonato dopo esser caduto nella trappola dei giocatori della Lucchese nel derby di ritorno al Porta Elisa. Il gol spiana la strada al Pisa che arrotonda nella ripresa con un rigore di Mannini e un bel gol di Peralta, decisivo in corsa assieme a Cani, che ribatte subito all’acuto di Altobelli. Finisce 3-1 e il prossimo ostacolo è il Pordenone di Tedino che ha eliminato con un gol in extremis la Casertana. Il Pisa all’Arena gioca la miglior partita degli ultimi anni. Decide la tripletta di Lores Varela che torna al gol nel momento giusto, ma è la vittoria del collettivo e le reti potevano essere molte di più. Al Bottecchia il Pisa è bravo a non far rientrare in partita il Pordenone nel primo tempo e porta a casa lo 0-0. Dopo tre anni il Pisa torna in finale.

Il trionfo e la rabbia. In Finale il Pisa trova il Foggia che ha eliminato l'Alessandria, semifinalista della Coppa Italia maggiore, e il Lecce nel derby pugliese. A Foggia si fanno i caroselli e si loda il gioca spettacolare di De Zerbi, a Pisa si lavora e si continua a vivere tra mille malumori. L'andata è all'Arena davanti a oltre 15mila spettatori: coreografia mozzafiato e Pisa subito reattivo come con il Pordenone. Mannini e Lores Varela in undici minuti portano il Pisa avanti di due gol. La squadra gioca a memoria e Verna sfiora il tris, ma il Foggia ha grandi qualità e ne esce bene: prima Chiricò dimezza su lancio perfetto di Sarno, poi Iemmello pareggia verso la fine del primo tempo. Paradossalmente il Pisa la vince nell'intervallo. Il Foggia è troppo sicuro di se e spreca molto più di un set point con Iemmello. La paura per il terzo gol subito si trasforma in energia positiva nell'assalto finale: prima lo splendido sinistro al volo di Cani, poi il rigore che Mannini conquista caparbiamente e trasforma nel 4-2 finale. Appena l'arbitro fischia la fine il Foggia inizia a preparare un ambiente ad hoc per il ritorno partendo dalla farsa che vide protagonista il terzino Gerbo, scontratosi in campo con il portiere Narciso, ma che raccontò di esser stato colpito da un tifoso nerazzurro a Tirrenia. Gattuso capisce e avverte subito: < Dobbiamo ancora finire di scalare l'everest. Ci servirà l'elmetto>. Allo Zaccheria il Pisa riesce a tenere i nervi distesi e per 85 minuti concede poco o niente al Foggia. Succede di tutto soprattutto a bordo campo: De Zerbi e Gattuso, colpito da una bottiglietta, vengono espulsi, e la gara sarà sospesa per 10 minuti dopo l'invasione dei tifosi di casa. A cinque dalla fine l'ex Floriano si prende un rigore dubbio che Iemmello trasforma. Iniziano dieci minuti scarsi di inferno calcistico che però si chiudono la conquista del paradiso: lancio lungo di Bindi, Eusepi la spizza per Ricci ( entrambi entrati nella ripresa) che serve di nuovo pronto a mettere in rete con un colpo sotto. 1-1, gioco, partita incontro, serie B. Eusepi si toglie la maglia ma festeggia a malapena con i 1.500 tifosi in delirio, perché la squadra deve rientrare subito negli spogliatoi. In quegli stessi spogliatoi Gattuso non va entrare Petroni e Taverniti. Al ritorno a Pisa ringhio fa capire che la B è il regalo d'addio. Petroni pensa a Zeman, ma iniziano i guai grossi. Il resto lo conosciamo tutti, resta comunque indelebile il ricordo di quella giornata incredibile e della festa promozione di due giorni dopo (senza Petroni) con Gattuso che brucia lo striscione e capitan Rozzio che alza la coppa dei playoff in un'Arena piena come per una partita vera. Pisa può gioire, ma purtroppo la B dura troppo poco.