110 anni di Pisa: una storia tinta di nerazzurro

09.04.2019 14:00 di Andrea Chiavacci Twitter:    Vedi letture
Fonte: Pisa olè di Renzo Castelli
Il Pisa nel 1910
Il Pisa nel 1910

Pisa, 9 Aprile 1909. Al tramonto, in una casa vicino a Piazza San Paolo a Ripa d’Arno un manipolo di giovani dopo aver dato qualche calcio a qualcosa di sferico, non necessariamente un vero pallone, iniziano a discutere. Ignari che in quel momento stanno cambiando per sempre la storia sportiva, e non solo, della nostra città.

Novecento. In Italia il calcio inizia ad appassionare la gente nei primi anni del 900, soprattutto al Nord, ma è ancora lontano dall’essere lo sport nazionale. Ginnastica, ciclismo e scherma e ippica scaldano gli sportivi. A Pisa in particolare si seguono le gesta dei pionieri delle due ruote al velodromo Stampace e ogni domenica ci si mette in ghingheri per andare all’ippodromo di San Rossore. Il pallone inizia a fare capolino sul finire del 1907 con il Pisa Football club da una parte e dall'altra la polisportiva forza e coraggio che darà vita all’Etruria, che decide di adottare una divisa metà rossa e metà bianca in omaggio ai colori della città. Senza contare che anche a Porta a Mare c’è una squadra che sta cercando di organizzarsi. Le dinamiche sono semplici e simili a quelle di tante città d’Italia.

Siamo nati così. Si gioca ovunque, per strada, nei prati, nelle piazze, una su tutte Piazza d’Armi, nei vicoli. Palla di cencio e giacchetti a terra per delimitare le porte. Proprio come quando si era ragazzi e non si voleva tornare a casa dopo il suono della campanella. Sì, perché i nostri eroi che hanno inventato il calcio a Pisa sono davvero dei ragazzini. Ma molto intelligenti e con grandi idee. I ragazzi dell’Etruria si trovano spesso in una vecchia e buia cantina in fondo al giardino di quella casa vicino a Piazza San Paolo a Ripa d’Arno, meta di qualche rudimentale partita. Quel 9 aprile quei ragazzi guidati da Ferruccio Giovannini ed Enrico Canti fondano il Pisa Sporting Club. Un nome più anglosassone che richiama esplicitamente ai maestri inglesi. Il primo presidente eletto fu proprio Canti che nel 1969  in un’intervista concessa al giornalista Renzo Castelli, pubblicata anche sul libro Pisa olè, confesserà candidamente: < Per forza mi fecero presidente ero l’unico ad avere qualche lira in tasca. Io avevo 16 anni e Giovannini 14. Ci siamo dati quel nome prima ancora di avere un pallone di cuoio. Ancora oggi, quando mi capita di acquistare un paio di scarpe, ne annuso subito la suola perché quell’odore di cuoio mi dice tante cose>. I soci sono 21, Giovannini viene nominato segretario, Pergentino Valori cassiere.

Sua maestà il pallone. Il primo acquisto importante lo  svelerà anni dopo proprio Ferruccio Giovannini: < Dalla prima palla di cenci si passò ad una più grande di gomma e in primavera avevamo già il nostro primo palloncino di cuoio acquistato a Livorno poiché a Pisa non li vendevano ancora. Quel pallone ci costò settimane di economie, sacrificando qualsiasi altro divertimento o ghiottoneria. L’incarico dell’acquisto fu dato ad uno dei nostri che studiava a Livorno. Al suo arrivo eravamo tutti alla stazione a ricevere sua maestà il pallone. La sfera ci autorizzò ad assumere delle arie, specialmente di fronte alle brigate di altri ragazzi ancorati sempre alla vecchia palla di stracci>.

Spuntano i colori nerazzurri. Si cambia nome e si cambiano anche i colori. Con un nome più internazionale come Pisa Sporting Club l’ispirazione per i colori deve restare tale. Nel 1908 a Milano è nato l’Internazionale Fottball club, ovvero l’Inter che nel 1910 vince il suo primo scudetto in una finale storica con la Pro Vercelli che per uno screzio nei confronti della Figc schiera le seconde linee e perde 10-3. L’Inter in pratica rappresentata è un gruppo di giocatori stranieri che non volevano restare al Milan, nato nove anni prima e decisero di lasciare i Casciavit per scrivere un’altra pagina di storia. Giovannini e gli altri ragazzi pisani osservano con attenzione le cronache dei giornali e quei colori nerazzurri scelti dall’Inter piacciono molto. E’ la svolta, si passa al nerazzurro. I ragazzi adesso giocano stabilmente al velodromo Stampace e con i risparmi si comprano le prime divise con i laccetti. Difficile trovare tracce delle prime partite non ufficiali, una sicuramente porta la data del 16 aprile 1910 contro il Porta a Mare vinta per 4-1. L’attività però era sporadica, anche perché i calciatori erano tutti studenti e soprattutto a primavera inoltrata dovevano fare i conti con gli esami. Intanto si fa strada il Pisa Foot ball club che nel 1911 diventa Alfea, perché tanti fantini stranieri quando non corrono al galoppo si dilettano con il calcio. Per diventare grandi però due squadre in una piccola città sembrano decisamente troppe, anche perché si litiga per i campi, per le partite da disputare. Ne rimarrà soltanto una.

In un giorno di pioggia. Il campo dirà chi sarà la squadra degna di rappresentare la città di Pisa, chi perde dovrà sparire. La partita della vita va in scena il 28 gennaio 1912. Qualcuno molla lo studio e si concentra sugli allenamenti. Da una parte i granata dell’Alfea, dall’altra i nerazzurri del Pisa Sporting Club. Sulla carta l’Alfea è favorita. < Si capiva che quell’incontro avrebbe definito la supremazia del calcio non tanto nella città ma nel comune ambito sociale – raccontava Enrico Canti, in campo quel giorno, a Renzo Castelli nella famosa intervista. – Il primo tempo terminò 0-0 ma l’Alfea ci era sembrata fortissima. Aveva un seguito maggiore di tifosi, maglie e scarpe nuove, perfino una bandiera, e noi accusammo una sorta di complesso>. Nella ripresa inizia a piovere e lo Sporting club guadagna subito un rigore. Il difensore  Essinger , detto culo di piombo, stende Mattiello. L’attaccante prende la palla e la mette sul dischetto. Il campo inizia ad essere un pantano e il tiro di Mattiello viene frenato dal terreno, parata facile per Wedard. Il portiere nerazzurro Ferrucci dopo aver parato di tutto nel primo tempo subisce al 65’ la rete di Eschini II ( futuro nerazzurro) , dopo un gol annullato a Donnini.

Mattiello e Saggini cambiano il destino. L’Alfea è in vantaggio e lo Sporting club a pochi minuti dalla fine con i giocatori esausti sembra sul punto di ritirarsi, la partita viene sospesa. Ma a quel punto succede qualcosa di magico. Il protagonista assoluto diventa Mattiello. < La partita sembrava chiusa –  riprende Canti . – Mattiello non ci stava ed iniziò ad inveire contro di noi, a offenderci uno per uno. Mattiello era generoso ma anche collerico, ricordo che mi venne vicino. I suoi capelli  rossi erano coperti di fango, aveva gli occhi iniettati di sangue per la rabbia e la fatica. Fu una sferzata al mio orgoglio da capitano. Riorganizzai i compagni al di qua della nostra linea di gioco e l’incontro riprese>. Proprio Mattiello è il più deciso di tutti, ruba palla a Essinger e calcia un tiro che stavolta schizza su una pozzanghera e diventa , come spiegherà Canti. Uno a uno. Serve un altro gol. E quel gol arriva a cinque minuti dalla fine con le squadre stremate un irriducibile Saggini sguizza nel pantano e trova la forza di segnare il gol vittoria. Il gol che cambia il destino e consegna alla storia il Pisa Sporting Club e i suoi colori nerazzurri. Colori che nove anni più tardi sfiorarono il titolo di campione d’Italia. Il tutto grazie a quella sfuriata di Mattiello. Sembra che quella rabbia da parte fosse dovuta al fatto che un giocatore dell’Alfea ronzasse intorno alla sua ragazza. Forse è anche grazie a lei che siamo diventati nerazzurri per sempre.