La tragicomica trasferta a Trieste dei Pisani al Nord

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11.06.2019 18:00 di La Redazione Twitter:    Vedi letture
La tragicomica trasferta a Trieste dei Pisani al Nord

Domenica il Pisa ha ritrovato la Serie B. Una giornata indimenticabile per i tanti appassionati nerazzurri. Questo è il racconto di Federico Chiaverini.

Quella che segue è la cronaca di un’incredibile trasferta dei Pisani al Nord. Con tanto di testimoni…
Io e Nicola siamo residenti a Milano, con il Pisa nel cuore. Sentiamo parlare dei Pisani al Nord: vorremmo aggregarci per la trasferta di Trieste. Rintraccio Andrea Orsini. Mi parla di Francesco Fasulo, quello che aveva fatto lo scoop sotto lo studio del Notaio per il passaggio del Pisa ai Corrado. Ma non ha il suo numero. Su Internet finalmente trovo un numero. Ci connettiamo. Con orgoglio comunico che sono Pisano vero e che mio nonno Mirro Chiaverini ha ideato la regata delle Repubbliche marinare. Siamo nella chat di WhatsApp. L’organizzazione della trasferta è articolata. Sembra più quella di una scampagnata o di una gita domenicale al Santuario. In effetti poi non sara’ molto diversa. Ad un certo punto ecco la svolta. Francesco si procura il pulmino di un prete. L’idea sembra interessante. Perfetto perché si vorrebbe evitare di finire nel prefiltraggio della zona pisana, per essere un po più liberi. La presenza di un crocifisso di grosse dimensioni e bocche cucite per evitare moccoli pisani avrebbero fatto il resto. Qualcuno suggerisce anche di travestire la “presidentessa” Alessandra da suora. Ma il pulmino non convince in affidabilità. Alla fine facciamo un gruppo di macchine. Alessandra impone la partenza prestissimo. Scelta non fu più opportuna.

Siamo in due macchine. In 5 nella mia, in 7 nella monovolume di Francesco. In partenza la guardo con sospetto. Mi sembra lungi dall’essere un ultimo modello di automobile. Si parte. A 15 chilometri da Brescia la monovolume rallenta. Francesco ci chiama al telefono. La macchina non va a più di 20 allora. Iniettori fuori uso. Prendiamo la prima uscita utile. Ci ritroviamo in un improponibile paesino di 100 abitanti al massimo. Francesco ci dice che in 16 anni quella vettura non aveva mai avuto problemi. Ecco appunto… 16 anni. Qualcuno rimpiange il pulmino del prete.

Cristina rintraccia la Hertz di Brescia. Hanno solo un Pandino. Ce lo facciamo andare bene! Andiamo con la mia macchina a prenderlo. Nell’agitazione sbagliamo uscita e ci troviamo incolonnati con i Bresciani che vanno al lago. Ci sembra un film dell’orrore… Finalmente il Pandino è nostro. Torniamo nel paesino. Ci contiamo. Francesco e Alessandro  rimangono lì ad aspettare il passaggio di un’altra macchina che partiva da Milano più tardi. Cominciamo a pensare di essere un gruppo di profughi più che di tifosi. Più di un’ora e mezzo di ritardo rispetto alla tabella di marcia.

Il Pandino non va a più di 120 km all’ora. I tempi si allungano. In macchina si chiacchiera di sé e dei figli. Cristina mi dice che suo figlio gioca a calcio. Gli chiedo dove… lei mi dice nel Pisa. Non ci volevo credere… Ho pensato di essere su “Scherzi a Parte“. Tutto vero. Abbiamo appuntamento a pranzo a Trieste con Pisani al Nord che arrivavano da altre parti. Ci chiamano. La cucina chiude, dobbiamo ordinare ed a quell’ora potevano fare solo pizze.

A Trieste vogliamo evitare il prefiltraggio e di finire nel parcheggione dei Pisani. Ovviamente ci fermano. Sfrutto i miei 20 anni a Milano e la faccia a culo quando mi chiedono se andiamo allo Stadio. Gli dico che andiamo a fare un giro in centro. Ci fanno passare. Bloccano invece il Pandino. Salvo che poi nella confusione il Pandino si defila e punta Trieste centro verso il ristorante. Ci attendono Umberto, Andrea, gli altri Pisani al Nord e… pizze fredde, sfornate da almeno mezz’ora. Al limite dell’immangiabile. A metà della pizza Lorenzo, di poche parole (ma quando parla + tutta una poesia di moccoli) si alza per comunicarci con garbo che va in bagno e che non si tratta di pipì. La meta’ della pizza fredda a quel punto resta definitivamente nel piatto.

E’ arrivato il momento di andare allo Stadio. Tutti hanno parcheggiato in punti diversi. Alessandra indica una piazza vicino al ristorante per andare tutti insieme. Dopo 15 minuti il Pandino risulta disperso. Li chiamiamo. Erano già partiti e dispersi (davvero) per Trieste. Si parte. Umberto sembra padrone della situazione. Lo seguiamo. La sua macchina viaggia sicura verso lo Stadio. Io e gli altri con la mia dietro.

Zona stadio. Il numero delle magliette rosse alabardate aumenta sempre di più. Ci ritroviamo sotto la Curva di casa. Diversi ci guardano con sospetto, anche se avevamo messo negli zaini per sicurezza maglie e sciarpe nerazzurre. Sorridiamo e fingiamo di essere dei turisti che hanno sbagliato strada. In realtà ci caghiamo sotto e con grande difficoltà riusciamo a fare marcia indietro. Finalmente arriviamo nella Zona pisana.

La vera poesia la scrive la squadra. Santo Gucher segna il terzo goal. Era davvero una gita al Santuario.
Giornata indimenticabile. Grazie ancora a tutti!